Spazio pieno e spazio vuoto

Il metodo dell’investigazione scientifica moderna cominciò a delinearsi nel XVI secolo con Galileo Galilei, lo scienziato a cui possiamo attribuire la nascita del concetto di “scienza esatta”. Tuttavia, esiste un problema di base rimasto irrisolto nel tempo che accomuna tutti gli scienziati ante litteram e quelli propriamente detti: il dilemma dello spazio “vuoto” e dello spazio “pieno”. Nonostante i fenomeni fisici di natura ondulatoria appaiano spiegabili solo supponendo l’esistenza di uno spazio “pieno” di energia latente, almeno fino all’inizio del ‘900 l’individuazione materiale di una simile entità fisica (etere) ha sempre costituito un problema apparentemente insormontabile. Gli scienziati, quindi, arrivarono a supporre l’esistenza dell’etere solo per conferma indiretta. Se per esempio immaginiamo la luce come un’onda elettromagnetica, per spostarsi nello spazio cosmico deve necessariamente aver bisogno di un mezzo di propagazione, esattamente come una comune onda marina può trasmettere il suo moto solo attraverso l’acqua. In caso contrario, ovvero in completa assenza di un mezzo formato da energia cosmica sempre immanente nello spazio, siamo costretti a concepire la luce composta da piccoli corpuscoli di materia (particelle o pacchetti di energia) in grado di viaggiare come “proiettili” attraverso il vuoto assoluto.

Tale controversia scientifica, ormai conclusasi definitivamente con la vittoria dei sostenitori dello spazio “vuoto”, viene troppo spesso scambiata dalle masse per una tediosa discussione accademica di scarsa rilevanza pratica, quasi alla stregua dei dibattiti medievali sul “sesso degli angeli”. In realtà, invece, l’adozione di una delle due teorie piuttosto che l’altra come presupposto della scienza moderna ha risvolti pratici di enorme importanza nella vita di tutti i giorni. Basti pensare che, secondo gli scienziati che sostengono l’ipotesi dello spazio “vuoto”, vivremmo in universo dove la quantità di energia effettivamente disponibile per l’uomo rispetto all’immensità del cosmo è scarsa (quindi si tratterebbe di un bene dall’alto valore economico). Viceversa, per i fisici convinti dell’ipotesi opposta (i fisici “eretici”), saremmo letteralmente immersi in un “oceano” infinito di energia gratuita (la cosiddetta “free energy”). L’attuale sistema economico mondiale è interamente fondato sul concetto di scarsità delle risorse energetiche e quindi sulle teorie scientifiche dello spazio “vuoto”, che per “difetto congenito” non sono in grado di offrire alternative tecnologiche allo sfruttamento dei carburanti fossili e del nucleare “sporco” delle centrali a fissione.
Il trionfo della dottrina dello “spazio vuoto” risale agli inizi del ‘900, ovvero quando le teorie della relatività elaborate da Albert Einstein sono state adottate dalla comunità scientifica accademica come inviolabili dogmi a cui non è ammesso opporre alcuna obiezione. Se in passato la discussione scientifica era aperta, oggi i ricercatori che osano sostenere apertamente la teoria dello “spazio pieno”, o solo mettere in dubbio la relatività, subiscono delle vere e proprie “scomuniche scientifiche” da parte dell’establishment. Di conseguenza, gli scienziati moderni che come Nikola Tesla hanno sempre fermamente sostenuto il contrario di Einstein possono essere legittimamente considerati una sorta di “eretici”.

Tecnologia antigravitazionale scomoda

Nikola Tesla dichiarò di aver progettato le sue macchine volanti senza ali (antigravitazionali) proprio dopo avere scoperto che la gravità è un campo di forza, ovvero l’esatto opposto di quanto viene attualmente sostenuto dall’establishment scientifico accademico. Lo scienziato aggiunse di essere persino riuscito a imbrigliare l’energia dell’etere (c.d. free energy), la quale, oltre a essere sempre presente nello spazio in quantità illimitate, sarebbe anche imprescindibilmente connessa con la forza di gravità. Ammettere quindi l’esistenza dei dischi volanti di fabbricazione terrestre significa anche confermare quanto dichiarato dallo “scienziato scomodo” scomparso nel 1943. In tal caso i libri di fisica andrebbero completamente riscritti e sarebbe la fine dell’era del petrolio fondata sul concetto di scarsità delle risorse. Il danno che subirebbe l’alta finanza internazionale che oggi controlla i c.d. monopoli energetici (corporation dell’energia atomica e dei carburanti fossili), l’industria degli armamenti e tutte le grandi multinazionali, sarebbe inaccettabile. Siccome non sono realmente i governi, ma i grandi banchieri a dirigere le sorti del mondo al di fuori di qualsiasi controllo realmente democratico, la tecnologia antigravitazionale può continuare a rimanere segreta così come le scoperte della fisica che la consentono.

JP Morgan e Nikola Tesla

Nel 1903, infatti, J.P. Morgan si rifiutò di concedere ulteriori finanziamenti, poiché nel frattempo aveva scoperto le vere intenzioni dello scienziato. Tesla aveva dichiarato pubblicamente di poter far accendere tutte le luci della fiera di Parigi utilizzando la sua torre di Wardenclyffe come trasmettitore. Un passo falso che gli costò caro. Con tale affermazione, Tesla si era messo irreparabilmente in contrasto con Morgan, mandandolo su tutte le furie. Il banchiere, infatti, proprio non voleva saperne di una tecnologia senza fili che avrebbe azzerato i suoi guadagni sulle reti di distribuzione elettrica via cavo e che per di più non consentiva l’utilizzo dei contatori per la misurazione e la vendita dell’energia erogata. Con il sistema mondiale di trasmissione wireless di Tesla, chiunque avrebbe potuto rifornirsi di energia piantando un’antenna in giardino. Se si considera poi che Morgan anche deteneva il monopolio del mercato del ferro e del rame, è evidente che con le linee elettriche tradizionali avrebbe venduto milioni di tralicci, guadagnando una fortuna. Si può ben comprendere la ragione per cui tale tecnologia wireless (senza fili) non fosse affatto un buon affare per lui sotto ogni aspetto commerciale.
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Morgan, che nel frattempo aveva bloccato il progetto di Wardenclyffe, non potendo ammettere pubblicamente di aver compromesso il progresso umano per mero interesse personale, iniziò a screditare pubblicamente Tesla e la sua tecnologia. Di rimbalzo, tutti i grandi giornali allineati al volere dei poteri forti bollarono l’avventura di Wardenclyffe come la “follia di Tesla da un milione di dollari” e nessun altro finanziatore ebbe più coraggio di farsi avanti.

 

Banchieri spietati

L’enorme successo scientifico e commerciale di Tesla fu talmente straordinario che iniziò a far tremare la casta dei super banchieri. Quest’ultima, infatti, non aveva alcuna intenzione di perdere il controllo assoluto sullo sviluppo tecnologico e industriale, in quanto fino a quel momento ciascun comparto della società americana e del resto del mondo industriale era saldamente nelle mani dell’alta finanza internazionale grazie allo strumento del debito. Tutti i grandi imprenditore dell’epoca venivano tenuti sotto il giogo grazie a ricatti sulla concessione dei prestiti e Westinghouse (socio di Tesla, ndr) non faceva certo eccezione a questa regola. I bancheri, quindi, gli presentarono il conto da saldare dopo il grande clamore suscitato dalla fiera di Chicago. Poiché sapevano che il suo successo dipendeva dal genio di Tesla, fecero in modo di separarli e di ridurli entrambi all’impotenza. Se non si fossero mossi in tempo sarebbe stato troppo tardi, poiché Westinghouse e Tesla insieme stavano per divenire troppo ricchi per poter essere controllati con il debito.
A Westinghouse venne richiesta la restituzione immediata dei prestiti “generosamente” concessi, facendogli provare il brivido della bancarotta. Per evitarla, i banchieri gli “consigliarono” di rescindere il suo contratto con Tesla, lasciando a loro il totale controllo della società.
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Con l’espansione dei servizi pubblici e del mercato elettrico, infatti, Tesla avrebbe incassato royalty su tutte le applicazioni dei brevetti del sistema a corrente alternata e sarebbe diventato in breve tempo uno degli uomini più ricchi del mondo. Ciò avrebbe fatto di lui uno scienziato completamente libero di realizzare le sue invenzioni senza compromessi con i poteri forti.