Tecnologia antigravitazionale scomoda

Nikola Tesla dichiarò di aver progettato le sue macchine volanti senza ali (antigravitazionali) proprio dopo avere scoperto che la gravità è un campo di forza, ovvero l’esatto opposto di quanto viene attualmente sostenuto dall’establishment scientifico accademico. Lo scienziato aggiunse di essere persino riuscito a imbrigliare l’energia dell’etere (c.d. free energy), la quale, oltre a essere sempre presente nello spazio in quantità illimitate, sarebbe anche imprescindibilmente connessa con la forza di gravità. Ammettere quindi l’esistenza dei dischi volanti di fabbricazione terrestre significa anche confermare quanto dichiarato dallo “scienziato scomodo” scomparso nel 1943. In tal caso i libri di fisica andrebbero completamente riscritti e sarebbe la fine dell’era del petrolio fondata sul concetto di scarsità delle risorse. Il danno che subirebbe l’alta finanza internazionale che oggi controlla i c.d. monopoli energetici (corporation dell’energia atomica e dei carburanti fossili), l’industria degli armamenti e tutte le grandi multinazionali, sarebbe inaccettabile. Siccome non sono realmente i governi, ma i grandi banchieri a dirigere le sorti del mondo al di fuori di qualsiasi controllo realmente democratico, la tecnologia antigravitazionale può continuare a rimanere segreta così come le scoperte della fisica che la consentono.

Reincarnazione e Bibbia

I concetti di vite passate e di reincarnazione erano alieni alla sua visione delle cose, e tuttavia i suoi ricordi erano così vivi, le immagini, i suoni e gli odori così netti, la certezza di essere stata là così potente ed immediata, che lei sentiva di esservi veramente stata. Non ne aveva alcun dubbio, l’esperienza era schiacciante. Si domandava come questo si accordasse con la sua educazione e la sua fede. Durante la settimana avevo riguardato gli appunti presi durante un corso di religioni comparate seguito nel mio primo anno alla Columbia. Vi erano in realtà riferimenti alla reincarnazione nell’Antico e nel Nuovo Testamento. Alcuni sostengono che nel 325 l’imperatore Costantino il Grande, insieme a sua madre Elena, abbia cancellato i riferimenti alla reincarnazione contenuti nel Nuovo Testamento. E’ comprovato, poi, che il secondo Concilio di Costantinopoli, avvenuto nel 553, dichiarò eresia il concetto di reincarnazione. A quanto sembra, si pensò che questo concetto avrebbe indebolito il crescente potere della Chiesa dando al genere umano troppo tempo per cercare la propria salvezza. Tuttavia i riferimenti originali persistevano; i primi padri della Chiesa avevano accettato il concetto della reincarnazione. Clemente Alessandrino, Origene, san Girolamo, i primi gnostici e molti altri credevano di essere già vissuti e che sarebbero vissuti di nuovo.

 

Il giovane Michelangelo

“Chi è la tua musa, ragazzo mio?” gli chiese Lorenzo, indicando la statua.
Michelangelo sembrò sorpreso di vederlo. “Buongiorno, Magnifico. E’ la statua di santa Modesta. E’ il tesoro della mia famiglia, perché apparteneva alla gran contessa Matilde di Canossa.”
Lorenzo rimase colpito. “Posso vederla?”
“Certo”.
Lorenzo prese la statuetta e la esaminò. Capì perché Michelangelo era tanto interessato al volto. Era stupendo. I lineamenti erano delicati e dolci; esprimevano saggezza, ma anche mestizia.
“Che cosa stai disegnando?”
“Una pietà. E’ il compito che ci ha assegnato il Verrocchio. Io però non voglio realizzarne una tradizionale, ma una che celebri gli insegnamenti dell’Ordine. Vedete…”
Michelangelo mostrò il disegno a Lorenzo. La sua bellissima Maria, che aveva ritratto con il dolce viso di Modesta, sedeva con Gesù appoggiato sulle ginocchia nel classico stile della pietà. Ma c’era qualcosa di diverso in quell’opera. Un’eleganza e una tristezza che Lorenzo non aveva mai visto prima.
“Stupefacente, figliolo. E il volto è perfetto. Tuttavia è un pò giovane per essere la madre di Gesù, non trovi?”
“Sì, Magnifico. Infatti non è la madre. E’ Maria Maddalena. Ho creato una pietà che raffigura la nostra Regina della Compassione addolorata per la perdita del suo amore. Il suo dolore è il nostro dolore; è il dolore dell’amore quando subisce una separazione, quello che molti umani provano sulla terra. Vorrei catturare quella sensazione tramite questo nuovo modo di interpretare la storia. Un giorno mi piacerebbe scolpire questa immagine nella pietra e farle prendere vita.”

 

Argotique

“Ogni aspetto di questa cattedrale deve essere stato creato in modo del tutto intenzionale. Niente è stato lasciato al caso qui. Niente. Lo sento nelle ossa; ogni centimetro di questo luogo straordinario e sacro lo urla.”
Si sedettero sul banco adiacente alla finestra 10, di fronte al rosone nord e alle finestre arcuate poste sotto di esso.
“Questo, per esempio, è inconsueto.” Maureen indicò la finestra di maggior spicco. “Sant’Anna rappresentata come una grande madonna nera, e in posizione centrale. Domina tutta la cattedrale e ogni volta viene rappresentata in una posizione importante e autorevole. Non può essere un caso.”
“Non posso spiegare la presenza dominante di Sant’Anna, ma posso dirvi una cosa” replicò Peter. “Il movimento gotico comincia non molto tempo dopo la morte di Matilde, più o meno nel 1130, e sembra spuntare dal nulla. Ma non è proprio gotico, giusto? Non viene dai Visigoti, che a detta di molti erano un popolo barbaro e bellicoso, poco incline alla raffinata lavorazione artistica della pietra e del vetro.”
Bérenger intervenne sull’argomento, in cui era piuttosto ferrato. “Questo perché l’espressione ‘arte gotica’ è un errore di traduzione. La definizione originale che si applicava a quelle che chiamiamo cattedrali gotiche non era art gotique, ma argotique. Argotique è un termine che significa ‘gergale’ e si riferisce a uno speciale dialetto perduto. Il grande alchimista Fulcanelli diceva che l’argotique era un ‘linguaggio riservato a tutti coloro che desideravano comunicare senza farsi capire dagli estranei’.”
“Chi ha orecchie per intendere intenda” aggiunse Maureen.
Peter annuì. “Quindi questa cattedrale non è un capolavoro di ‘arte dei Goti’, ma piuttosto di arte che nasconde un linguaggio speciale e segreto.”
“Esatto. Con il termine argotique o argot si indicava anche la lingua dei fuorilegge, il che di certo si addice agli eretici.”
Peter continuò animatamente. “Quadra tutto a meraviglia. All’improvviso nel dodicesimo secolo ci sono più di venti cattedrali gotiche in costruzione e, altrettanto all’improvviso, compaiono gli scalpellini, i matematici, gli architetti e i vetrai che sanno esattamente come eseguire questi capolavori di architettura – e di arte criptata – fino ad allora sconosciuti.”

Il filo di Arianna

In modo molto simile, Maria Maddalena era stata sminuita e talvolta rimossa dalle cronache ufficiali della vita di Gesù, anche da uomini di Chiesa. Peter cominciò ad elaborare una teoria radicale: per gli “eretici” Arianna era diventata una figura allegorica di Maria Maddalena. La sopravvivenza di Teseo – il suo riemergere dal labirinto dopo aver affrontato la morte – era una metafora della resurrezione. Arianna, che lo aveva protetto con il proprio amore, era stata la prima ad assistere alla sua gloria come salvatore del suo popolo, così come Maddalena, che aveva unto Gesù prima della sepoltura, era stata la prima ad assistere alla gloria della sua resurrezione come Salvatore del Suo popolo. L’unione di Teseo e Arianna poteva rappresentare l’amore di Gesù e Maria Maddalena: la loro storia avrebbe consentito agli eretici di nascondere i loro insegnamenti in bella vista. Il filo di Arianna simboleggiava la devozione di Maria Maddalena, che aveva portato il Libro dell’Amore in Europa e aveva dedicato la propria vita alla sua conservazione. Seguendo quel filo, come Teseo, possiamo riemergere dalle tenebre della prigione del Minotauro e trovare la luce della libertà.

 

La strage dei catari

L’8 gennaio 1198 viene eletto papa a soli 38 anni Lotario dei Conti di Segni che prende il nome di Innocenzo III.  Fu sicuramente un grande papa, c’è addirittura chi lo colloca nella storia come “il secondo fondatore dello Stato della Chiesa”. Ma per la parte che qui interessa fu anche l’organizzatore della crociata (1208) contro i catari o albigesi così detti dal nome della città di Albi. Questi “eretici” chiedevano solo di seguire gli insegnamenti di Gesù, predicavano il distacco dai beni terreni, la tolleranza tra le varie fedi, la parità tra uomini e donne. Le stesse cose che, negli stessi anni, predicava ad Assisi un povero frate di nome Francesco. Durante l’assedio di Beziers si verificarono atrocità tali da dare origine ad un episodio, forse solo leggendario, comunque ostinatamente tramandato, che rende solo l’atmosfera di quell’impresa.
Era a capo della crociata il legato pontificio Arnaud Amaury, abate di Citeaux. Quando le sue truppe riuscirono a entrare in città dopo un lungo assedio, si abbandonarono a un sistematico sterminio. Un soldato, forse preso da scrupoli, corse a chiedere al comandante come avrebbe fatto a riconoscere gli eretici dagli altri. La gelida risposta fu: “Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi”.
Ci siamo però allontanati troppo dal tema centrale di questa conversazione, è tempo di farvi ritorno.

 

Pater Noster

Matilde srotolò la pergamena e vide che c’era il disegno stilizzato di un fiore. Sei grandi petali tondi intorno a un cerchio centrale.

“Questa rosa a sei petali è il simbolo del Libro dell’Amore, Matilde. E con essa imparerai i segreti del Pater Noster.” Si rivolse a Isabella. “Lo conosce, non è vero?”
“Conosce la nostra versione in toscano e quella tradizionale in tedesco e in latino. E le sto insegnando il francese, così lo saprà in quattro lingue, Maestro.”
“E come se la cava a leggere e a scrivere?”
“Apprende in fretta queste cose. E’ un’allieva notevole, in effetti. Credo che leggerà e scriverà in tutte queste lingue con grande abilità se il padre deciderà che potrà continuare i suoi studi. E non ho motivi per credere il contrario.”
“Dobbiamo fare in modo che lui capisca l’importanza della sua istruzione” disse il Maestro con enfasi, prima di tornare a parlare con Matilde. “Recitamelo, per favore. Scegli tu la lingua che preferisci.”
Matilde si schiarì la voce e drizzò la schiena prima di cominciare a recitare la preghiera in toscano:

“Padre nostro che sei benevolo e regni nei cieli, sono benedetti e santi i Tuoi nomi. Venga il Tuo regno attraverso la nostra obbedienza. Sia fatta la tua volontà come in cielo, così in terra. Dacci ogni giorno il nostro pane, la manna, e perdona i nostri errori e i nostri debiti come noi perdoniamo noi stessi e gli altri. Mantienimi sulla retta via e liberami dalle tentazioni del male”.

 

“Brava bambina, molto bene. Molto bene. Ma finché non imparerai che cosa ognuno di questi versetti significa e come cambierà la tua vita e quella del mondo che ti circonda, questa preghiera non avrà senso. Una volta comprese, queste parole contengono tutto ciò che un essere umano deve sapere per trovare il regno dei cieli sulla terra. Non reciterai mai più questa preghiera come una serie di parole vuote, capisci? Adesso dobbiamo metterci a lavorare sul serio. Lascia che ti mostri come questa preghiera si riferisce ai petali della rosa…”

Il simbolismo del serpente

Sembra comunque innegabile che Maria erediti alcune caratteristiche delle antiche divinità femminili persino nella sua iconografia:l’Immacolata tiene sotto i piedi il serpente, ha la luna accanto, attorno al capo una corona di stelle.

E’ certamente così. Il serpente rimanda alla maledizione divina che leggiamo nella Genesi 3,15: “Io porrò inimicizia tra te e la donna […], questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”. Ma in un certo senso fornisce anche la base su cui Maria poggia, sembra quasi convivere con il rettile senza ostilità. Il serpente è un simbolo antichissimo di vita che si rinnova, mutando pelle, di vita eterna nel suo stare in cerchio, mordendosi la coda (ouroboros). Simbolo di guarigione, di energia vitale: adorna la verga di Esculapio, dio della medicina, come è ancora oggi nel simbolo dell’Ordine dei medici. E’ simbolo di saggezza (“Prudenti come serpenti” (Mt 10,16), dice anche Gesù). Copre, proteggendola, la testa del Buddha; adornava la fronte dei faraoni, facendoli intermediari tra il cielo e la terra. Simbolo della terra, in cui vive, e della sua forza rigeneratrice. Erano adorne di serpenti le statue di certe dee cretesi, tuttora viene adornata di serpenti (vivi!) la statua di san Domenico che in primavera si porta in processione a Cocullo, in Abruzzo: festa che eredita l’antichissimo culto dei serpenti della Marsica.

JP Morgan e Nikola Tesla

Nel 1903, infatti, J.P. Morgan si rifiutò di concedere ulteriori finanziamenti, poiché nel frattempo aveva scoperto le vere intenzioni dello scienziato. Tesla aveva dichiarato pubblicamente di poter far accendere tutte le luci della fiera di Parigi utilizzando la sua torre di Wardenclyffe come trasmettitore. Un passo falso che gli costò caro. Con tale affermazione, Tesla si era messo irreparabilmente in contrasto con Morgan, mandandolo su tutte le furie. Il banchiere, infatti, proprio non voleva saperne di una tecnologia senza fili che avrebbe azzerato i suoi guadagni sulle reti di distribuzione elettrica via cavo e che per di più non consentiva l’utilizzo dei contatori per la misurazione e la vendita dell’energia erogata. Con il sistema mondiale di trasmissione wireless di Tesla, chiunque avrebbe potuto rifornirsi di energia piantando un’antenna in giardino. Se si considera poi che Morgan anche deteneva il monopolio del mercato del ferro e del rame, è evidente che con le linee elettriche tradizionali avrebbe venduto milioni di tralicci, guadagnando una fortuna. Si può ben comprendere la ragione per cui tale tecnologia wireless (senza fili) non fosse affatto un buon affare per lui sotto ogni aspetto commerciale.
[…]
Morgan, che nel frattempo aveva bloccato il progetto di Wardenclyffe, non potendo ammettere pubblicamente di aver compromesso il progresso umano per mero interesse personale, iniziò a screditare pubblicamente Tesla e la sua tecnologia. Di rimbalzo, tutti i grandi giornali allineati al volere dei poteri forti bollarono l’avventura di Wardenclyffe come la “follia di Tesla da un milione di dollari” e nessun altro finanziatore ebbe più coraggio di farsi avanti.

 

Banchieri spietati

L’enorme successo scientifico e commerciale di Tesla fu talmente straordinario che iniziò a far tremare la casta dei super banchieri. Quest’ultima, infatti, non aveva alcuna intenzione di perdere il controllo assoluto sullo sviluppo tecnologico e industriale, in quanto fino a quel momento ciascun comparto della società americana e del resto del mondo industriale era saldamente nelle mani dell’alta finanza internazionale grazie allo strumento del debito. Tutti i grandi imprenditore dell’epoca venivano tenuti sotto il giogo grazie a ricatti sulla concessione dei prestiti e Westinghouse (socio di Tesla, ndr) non faceva certo eccezione a questa regola. I bancheri, quindi, gli presentarono il conto da saldare dopo il grande clamore suscitato dalla fiera di Chicago. Poiché sapevano che il suo successo dipendeva dal genio di Tesla, fecero in modo di separarli e di ridurli entrambi all’impotenza. Se non si fossero mossi in tempo sarebbe stato troppo tardi, poiché Westinghouse e Tesla insieme stavano per divenire troppo ricchi per poter essere controllati con il debito.
A Westinghouse venne richiesta la restituzione immediata dei prestiti “generosamente” concessi, facendogli provare il brivido della bancarotta. Per evitarla, i banchieri gli “consigliarono” di rescindere il suo contratto con Tesla, lasciando a loro il totale controllo della società.
[…]
Con l’espansione dei servizi pubblici e del mercato elettrico, infatti, Tesla avrebbe incassato royalty su tutte le applicazioni dei brevetti del sistema a corrente alternata e sarebbe diventato in breve tempo uno degli uomini più ricchi del mondo. Ciò avrebbe fatto di lui uno scienziato completamente libero di realizzare le sue invenzioni senza compromessi con i poteri forti.