Viaggi

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La Bibbia narra che i visitatori fecero ritorno al proprio paese seguendo un itinerario diverso da quello dell’andata ed è possibile che abbiano compiuto una deviazione verso l’Egitto prima di ritornare a casa. Non è del tutto improbabile, infatti, che nella vita i Magi fossero mercanti e che quindi si recassero regolarmente in Egitto per affari. Qui, in previsione della fuga di Maria, Giuseppe e Gesù, forse furono d’aiuto, predisponendo una dimora sicura per quando la Sacra Famiglia vi fosse giunta. In ogni caso, esiste infatti un’importante tradizione secondo la quale il neonato fu portato dai genitori a Eliopoli, centro originario dell’antica religione egizia. Come l’attesa fenice ritorna a inaugurare una nuova era, così Gesù fece il suo ingresso nella città del Sole.
Benché non si sappia nulla della vita di Gesù dai dodici anni fino all’inizio del suo ministero all’età di trent’anni, sembra che sia stato un ragazzo molto precoce. I Vangeli narrano che già in giovanissima età era in grado di partecipare alle dotte discussioni degli anziani del tempio, dal lui chiamato la “casa del Padre”.
Alcune leggende sostengono che da giovane abbia visitato, oltre all’Egitto, la Persia e l’India, e secondo un altro mito ancora diffuso, si recò persino in Britannia in compagnia dello zio materno, Giuseppe d’Arimatea. Non possiamo respingere sbrigativamente queste leggende: considerata la sua natura bramosa di sapere, non è infatti improbabile che, al pari di Pitagora alcuni secoli prima, Gesù volesse conoscere tutti i sapienti del tempo in cui visse, non solo del proprio paese e della propria religione, ma anche di tutto il Medio Oriente e oltre. La natura non ortodossa del suo ministero e le sue capacità sia di guaritore che di predicatore indicano che, come Mosè, prima di intraprendere la propria opera era stato iniziato ai più elevati livelli dei Misteri. La conoscenza o gnosi a lui trasmessa dai Maestri di Saggezza comprendevano probabilmente quel genere di astrologia di cui si è trattato in questo libro.

 

Transumanesimo

“H-plus” aveva sussurrato Langdon, annuendo con aria assente. “Certo, qualche estate fa c’erano manifesti con questo simbolo in tutto il campus. Avevo pensato che si trattasse di qualche conferenza sulla chimica.”
Sinskey aveva riso. “No, erano manifesti del Summit 2010 ‘Humanity-plus’: uno dei più grandi raduni della storia del transumanesimo. H-plus è il simbolo del movimento transumanista.”
Langdon aveva inclinato la testa con espressione perplessa, come se stesse cercando di ricordare cosa fosse.
“Il transumanesimo” aveva spiegato Sinskey, “è un movimento intellettuale, una specie di filosofia, e sta prendendo velocemente piede nella comunità scientifica. In sostanza afferma che l’uomo dovrebbe usare la tecnologia per superare le debolezze insite nel suo corpo. In altre parole, il prossimo passo nell’evoluzione umana dovrebbe consistere nel modificare geneticamente noi stessi.”
“Sembra terribile” aveva commentato Langdon.
“Come per tutti i cambiamenti, è solo una questione di gradualità. Da un punto di vista tecnico, sono anni ormai che abbiamo cominciato a intervenire geneticamente su noi stessi, per esempio elaborando vaccini che rendono immuni i bambini da certe malattie: poliomielite, vaiolo, tifo. La differenza sta nel fatto che ora, con le scoperte di Zobrist nel campo della manipolazione della linea germinale, stiamo imparando a creare immunizzazioni ereditarie, che avranno effetto a livello di linea germinale sui vaccinati e renderanno quindi tutte le generazioni successive immuni da quella malattia.”

 

Archeobatteri

“Lei è una donna intelligente, ed è chiaro che vuole vivere. Ma quanto sa della vita?”
Non aspettò la risposta di Karyn Walde.
“Da sempre la scienza c’insegna che di base esistono due generi di esseri viventi: i batteri e tutto il resto. La differenza? I batteri hanno un DNA libero di fluttuare, mentre tutto il resto ha il DNA racchiuso in un nucleo. Poi, negli anni ’70, un microbiologo di nome Carl Woese scoprì un terzo tipo di organismi viventi, che chiamò archeobatteri: sono una via di mezzo tra i batteri e il resto. All’inizio, sembrava che vivessero solo in ambienti particolarmente difficili – nel Mar Morto, in sorgenti calde, a chilometri di profondità nell’oceano, in Antartide, in paludi prive di ossigeno – e si riteneva che la loro esistenza fosse limitata a quei luoghi. Negli ultimi vent’anni, invece, gli archeobatteri sono stati ritrovati praticamente ovunque.”
“E quei batteri che ha trovato distruggono il virus?”
“Con grande energia! E sto parlando di HIV-1, HIV-2, SIV e ogni ceppo ibrido che sono riuscito a testare, inclusi quelli provenienti dal Sudest Asiatico. I batteri hanno un rivestimento proteico che distrugge le proteine che tengono assieme l’HIV. Devastano il virus come quello devasta le cellule ospitanti, e lo fanno in fretta. L’unico accorgimento consiste nell’evitare che il sistema immunitario dell’organismo distrugga gli archeobatteri prima che quelli abbiano consumato il virus. In persone come lei, il cui sistema immunitario è virtualmente scomparso, questo non è un problema, visto che semplicemente non c’è un numero di globuli bianchi sufficiente a uccidere i batteri invasori. Ma nei casi in cui l’HIV si è insediato da poco e il sistema immunitario è ancora relativamente forte, i leucociti uccidono i batteri prima che colpiscano il virus.”
“E lei ha trovato un modo per evitarlo?”

 

Sii glorioso

Malone continuò a leggere. C’era ancora quella vocina in fondo alla sua mente: qualcosa che aveva letto sfogliando quel libro poche settimane prima. Nelle pagine seguenti apprese che, prima del 1312, l’Ordine si occupava con successo di trasporti marittimi, dello sviluppo di proprietà terriere, dell’allevamento di bestiame, di agricoltura e, cosa più importante, di finanza. Mentre la Chiesa proibiva lo sviluppo scientifico, i templari avevano imparato dai loro nemici, gli arabi, la cui cultura incoraggiava il pensiero indipendente. […]
Malone continuò a sfogliare il libro e finalmente trovò il brano che ricordava di aver già letto. La sua memoria non lo ingannava mai. In esso si parlava di come, sul campo di battaglia, i templari dispiegassero sempre uno stendardo verticale diviso in due parti: una nera, a rappresentare il peccato che i fratelli si lasciavano alle spalle, e una bianca, che simboleggiava la loro nuova vita all’interno dell’Ordine. Lo stendardo aveva un nome francese. Tradotto, significava una condizione personale di nobiltà e di gloria. E quella parola era diventata il grido di battaglia dei templari.
Beauseant. Sii glorioso.

Spirito guida

Desiderosa di arrivare al cuore delle scoperte che le si offrivano, la medium ha costantemente discusso di tali intuizioni con molti colleghi, tra i quali il dottor Bill Yabroff, docente di psicologia all’Università di Santa Clara, in California; uno scienziato possibilista che, seppure scettico, era dotato di una curiosità e di un’apertura intellettuale sufficientemente vivaci da dargli sempre la voglia di verificare tutto, anche le cose apparentemente più assurde.
E quello che un giorno il professore volle verificare con la medium era assurdo davvero!
Bill Yabroff propose, infatti, a Sylvia Browne un esperimento folle: andare in trance e permettere a lui di parlare con Francine, lo spirito guida di Sylvia. La medium accettò la sfida e il dottor Yabroff la ipnotizzò, senza dirle naturalmente ciò che aveva in mente. Quando Sylvia cadde in trance, Yabroff tirò fuori una lista di nomi di venti pazienti deceduti, scelti a caso nelle migliaia di cartelle sue e dei suoi colleghi. Lesse a uno a uno e a voce alta quei nomi, senza aggiungere altro; poi invitò Francine a individuare la causa di morte di ogni singolo paziente.
La teoria di Bill Yabroff era che, se Francine stava davvero parlando dall’aldilà, avrebbe potuto ottenere quelle informazioni dagli stessi defunti… Nella follia generale l’idea aveva una logica ineccepibile!
Bene, Francine identificò con estrema precisione la causa di morte di diciannove pazienti su venti!
E non lo fece limitandosi ad affermazioni generali; entrò anzi sempre nei dettagli, con dichiarazioni del tipo: “Colpo d’arma da fuoco autoinferto con foro d’entrata del proiettile nella tempia destra e foro d’uscita sotto l’orecchio sinistro”.

 

Nuova specie

L’uomo moderno, comparso duecentomila anni fa, ha continuato a condurre un’esistenza primitiva per centonovantamila anni. Come mai dall’umanità, a un certo punto, come d’improvviso, sono nate le civiltà? La risposta all’enigma risiede nel genoma umano. E’ provato che un gene chiamato ASPM comparso seimila anni fa ha trasformato il cervello umano. Si ritiene che, a seguito di questo evento, abbiano avuto luogo evoluzioni divergenti, nel senso che gruppi geograficamente separati hanno sviluppato le stesse funzioni, il che spiegherebbe la nascita delle civiltà una dopo l’altra. Se questa ipotesi è corretta, l’uomo moderno ha già conosciuto un’evoluzione del proprio cervello, benché su scala ristretta. Prima di domandarsi se una simile evoluzione umana fosse possibile, era fondamentale sapere che era già avvenuta in precedenza.
Uscito dalla biblioteca, Rubens tornò nella sua casetta a schiera a Georgetown, si mise al computer e scrisse la sua valutazione in un’unica seduta. Nel redigere la conclusione cercò di adottare un tono cauto.

Per quanto riguarda il piccolo Mbuti menzionato nella e-mail del professor Pierce, non possiamo stabilire se si tratti o meno di una nuova specie di organismo. A rigor di logica, è plausibile ipotizzare che la persona presenti una deformazione della struttura craniale. Se però tale deformità fosse dovuta a una mutazione nella sequenza di una base, questa non danneggerebbe minimamente la persona, anzi determinerebbe l’accelerazione delle sue funzioni cerebrali. In tal caso, forse sarebbe appropriato parlare di “essere umano evoluto” o di “nuova specie di essere vivente”.

Chimerismo e DNA

Nella mitologia antica le chimere erano mostri composti di parti di animali differenti. In origine la Chimera aveva la testa di un leone, il corpo di una capra e la coda di un serpente. Alcune chimere erano in parte umane, come la Sfinge egizia, con il corpo di un leone, le ali di un uccello e la testa di una donna.
Ma le vere chimere – ovvero le persone con due sequenze di DNA – erano state scoperte solo di recente. Una donna in attesa di un trapianto di rene aveva fatto sottoporre a dei test i suoi figli come possibili donatori, per poi scoprire che non avevano il suo DNA. Le era stato detto che i bambini non erano figli suoi e le avevano chiesto di provare di averli effettivamente partoriti. Ne era seguita una causa legale. Dopo studi approfonditi, i medici avevano constatato che il suo corpo possedeva due diverse sequenze di DNA. Le cellule della pelle del suo addome avevano il DNA dei suoi figli. La pelle delle sue spalle, no. Era un mosaico. In ogni organo del corpo.
Si scoprì che, originariamente, la donna faceva parte di una coppia di gemelli, ma nella prima fase dello sviluppo l’embrione di sua sorella si era fuso con il suo. Perciò lei era allo stesso tempo sé stessa e la sua sorella gemella. Erano già state scoperte più di cinquanta chimere. Ora gli scienziati sospettavano che il chimerismo non fosse così raro come avevano creduto.

Next

Un orango parlante che a Giava insulta i turisti. La possibilità di isolare il gene del comando nel DNA umano. Nuovi animali domestici transgenici, dalle tartarughe fosforescenti al pappagallo che sa la matematica… Sono solo alcuni dei fenomeni possibili in un mondo che sta già prendendo forma, uno scenario che sorprende, affascina e inquieta.In Next, Michael Crichton fonde in maniera originale le sue invenzioni narrative alle nuove frontiere della biotecnologia e ci dimostra che il nuovo mondo genetico ci può sorprendere in ogni momento, cambiando le nostre vite. L’incontro e lo scontro tra le più avanzate scoperte scientifiche e l’esperienza quotidiana sfidano il nostro senso della realtà, con invenzioni ora comiche ora bizzarre, ma più spesso terrificanti.

Il limite di Hayflick

“In sostanza, contrasta gli effetti deleteri dell’invecchiamento. La gerontologia, la scienza che se ne occupa in modo specifico, ha scoperto che esistono solo sette processi di base in cui il corpo si logora con l’età. Basta bloccare quei sette processi, e l’immortalità sarà a portata di mano.” Le scoccò un’occhiata eloquente, inarcando un sopracciglio.
“E lei ci è riuscito”, mormorò Lisa. “Il suo PNA manipola e regola il DNA per disinnescare l’invecchiamento.”
“Sì, ma non perfettamente. Abbiamo concentrato gran parte del nostro lavoro su uno solo di quegli elementi. La morte cellulare. Conosce il limite di Hayflick?”
Lisa scosse la testa, ormai quasi ammutolita.
“Nel 1961, il dottor Leonard Hayflick ha calcolato che la massima durata naturale della vita di un essere umano è di circa centoventi anni. Ha basato la stima sul numero di volte in cui una cellula si divide prima di morire. Il numero di queste divisioni è determinato dalla lunghezza di alcuni segmenti ripetuti di DNA che si trovano all’estremità dei cromosomi della cellula. Queste sequenze ripetute sono dette telomeri. Sostanzialmente funzionano come i cappucci di plastica delle siringhe: ne ritarda l’usura. Ma, dopo un certo numero di divisioni, i telomeri degradano e il cromosoma muore.”
“Ma cosa c’entra con il PNA?”
“Noi abbiamo progettato il PNA affinché agisca da telomero permanente, per generare cellule immortali e permetterci di sfondare il limite stabilito da Hayflick.”

Crittografi contro analisti

Lattimer valutò la relazione finale, che implicava la superiorità statunitense in un’ipotetica guerra cibernetica con i russi. Per migliaia di anni, nel corso dell’intera storia umana, erano state le forze militari a decidere l’esito delle guerre, ma ormai le cose non stavano più così. Dietro la tristezza e l’audacia dei combattimenti ora si celava un altro conflitto. Una lotta per le informazioni. La maggior parte dei conflitti consisteva ormai in una guerra di intelligenza fra crittografi e analisti. Persino nella seconda guerra mondiale, quando gli alleati avevano sconfitto le potenze fasciste, chissà quale sarebbe stato l’esito della guerra se gli Stati Uniti e la Gran Bretagna non avessero violato i codici segreti dei nemici. Il mondo aveva rischiato di finire sotto l’egida del fascismo, ma la decriptazione del codice Enigma aveva annichilito le ambizioni del Terzo Reich e quella del codice Purple aveva portato alla distruzione dell’impero giapponese.