Immortali

Lui ruotò di colpo sulla poltroncina. “Non posso parlare a nome dei miei generosi finanziatori. Ma posso spiegarle quale è stato il mio scopo, nel contesto generale delle cose.”
“E sarebbe?”
Edward inarcò un sopracciglio, come per farsi perdonare la dichiarazione reboante che seguì: “Forgiare la chiave della vita stessa”. Le rivolse un sorriso stanco.
Sorprendendosi di se stessa, Lisa rispose al sorriso.
“Sembra una esagerazione, ma il PNA è davvero quella chiave”, proseguì Edward. “Spalanca le porte al potenziale del DNA e mette nelle nostre mani lo schema basilare della vita. Gli ingegneri genetici potranno costruire filamenti di PNA capaci di attivare o disattivare geni specifici, affrancando l’umanità dai suoi limiti biologici, o addirittura impiantarne di nuovi, un diverso codice inscritto nel PNA e inserito nell’ovulo fertilizzato. Alla fine, non sarà più Dio a far evolvere l’uomo: lo faremo noi stessi.” Restò a fissare il bambino nell’incubatrice. “Ma ci vorrà del tempo. Per ora, abbiamo progettato questa prima tripla elica per un unico scopo. Un compito piuttosto semplice, per la verità.”
Lisa sentì una stretta allo stomaco. “Quale scopo?”
“L’immortalità.”
Lei rimase pietrificata dallo shock, e non riuscì a nasconderlo.
“Non sia tanto sorpresa, dottoressa Cummings. Questo bambino non è il primo immortale venuto alla luce.” Finalmente, Edward si girò a guardarla, con un’espressione di assoluta sincerità. “Loro sono già tra noi.”

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