Il patto

Il testo attribuito a Giovanni, che dei quattro considerati canonici è il più raffinato, dà una versione dei fatti che si avvicina all’ipotesi provvidenziale. Racconta Giovanni che, durante la Cena, il discepolo più amato si abbandonò sul petto di Gesù e gli chiede di rivelare il nome del traditore. Il rabbi risponde che è colui al quale allungherà un boccone intinto nel sugo. Prepara il boccone e lo dà a Giuda, cassiere del gruppo. A questo punto c’è una frase che può far pensare ad un patto esistente tra i due: leggiamo nel testo (13, 27): “E allora, dopo quel boccone, Satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: ‘Quello che devi fare fallo al più presto'”. Infatti Giuda: “Preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.”

Anche da questa frase di Giovanni, ma soprattutto da un testo denominato “vangelo di Giuda“, si può inferire un diverso andamento degli eventi e delle loro cause. Andiamo avanti.
L’esistenza di un vangelo attribuito a Giuda era nota da molti secoli. Ireneo da Lione (uno dei padri della Chiesa, II secolo), per esempio, lo cita tra i vari testi scritti dopo la morte di Gesù. Del manoscritto però s’era persa ogni traccia; voce insistenti sostenevano che ne esistesse una copia negli archivi segreti vaticani. Nel 1978, finalmente, il caso volle che in Egitto, celato in una grotta, se ne trovasse una copia in lingua copta risalente al IV secolo, ora nota come Codex Tchacos. Dopo svariate vicissitudini e molti contrasti la National Geographic Society ha pubblicato nel 2006 una traduzione del testo. Accurate indagini hanno ipotizzato che questo vangelo sia stato scritto, in greco, fra il 130 e il 180 della nostra era.
Appartiene, come i famosi testi scoperti a Nag Hammadi, nell’Alto Egitto, nel 1945, alla corrente “gnostica” del cristianesimo. Giuda vi figura come il discepolo prediletto, l’unico che conosca la dottrina segreta del Cristo. Egli riceve da Gesù l’ordine di tradirlo affinché si compia quanto previsto dalle Scritture, come scrive anche Matteo. Secondo gli gnostici il corpo fisico è una prigione per l’anima. La morte permetterà a Gesù di liberarsi di questo involucro caduco liberando la sua spiritualità. Ecco perché il rabbi chiede a Giuda di provocare la sua cattura e la morte. Dice a Giuda: “Tu sarai il maggiore tra loro. Poiché sacrificherai l’uomo che mi riveste.”

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