Tenacia ebraica

I profeti parlano a volte della liberazione di Israele senza però dargli il significato politico che potrebbe avere a Roma. Questo scollamento tra la spiritualità individuale e la religiosità collettiva spiega l’apparente paradosso di un paese che è stato facile conquistare, ma che poi ha dimostrato un’insospettabile, indomabile, capacità di resistenza. Altri popoli hanno contrastato con più efficacia le legioni di Roma; una volta sconfitti, però, si sono trasformati in tranquilli soggetti dell’impero. Non qui. Alla vittoria militare e all’esercizio del dominio non ha corrisposto una vittoria sulle coscienze degli individui. E’ stato occupato un territorio, non le menti dei suoi abitanti. Questo popolo non possiede un apparato militare che possa impensierire Roma, ma i singoli individui hanno dato prova di una tale ostinata resistenza da non avere l’uguale nelle altre provincie. E’ la loro spiritualità, quasi unica nel mondo, a renderli nello stesso tempo meno forti e più tenaci. E’ un paradosso che Ponzio Pilato, ragionando da soldato, non ha mai capito.

 

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