Il giovane Michelangelo

“Chi è la tua musa, ragazzo mio?” gli chiese Lorenzo, indicando la statua.
Michelangelo sembrò sorpreso di vederlo. “Buongiorno, Magnifico. E’ la statua di santa Modesta. E’ il tesoro della mia famiglia, perché apparteneva alla gran contessa Matilde di Canossa.”
Lorenzo rimase colpito. “Posso vederla?”
“Certo”.
Lorenzo prese la statuetta e la esaminò. Capì perché Michelangelo era tanto interessato al volto. Era stupendo. I lineamenti erano delicati e dolci; esprimevano saggezza, ma anche mestizia.
“Che cosa stai disegnando?”
“Una pietà. E’ il compito che ci ha assegnato il Verrocchio. Io però non voglio realizzarne una tradizionale, ma una che celebri gli insegnamenti dell’Ordine. Vedete…”
Michelangelo mostrò il disegno a Lorenzo. La sua bellissima Maria, che aveva ritratto con il dolce viso di Modesta, sedeva con Gesù appoggiato sulle ginocchia nel classico stile della pietà. Ma c’era qualcosa di diverso in quell’opera. Un’eleganza e una tristezza che Lorenzo non aveva mai visto prima.
“Stupefacente, figliolo. E il volto è perfetto. Tuttavia è un pò giovane per essere la madre di Gesù, non trovi?”
“Sì, Magnifico. Infatti non è la madre. E’ Maria Maddalena. Ho creato una pietà che raffigura la nostra Regina della Compassione addolorata per la perdita del suo amore. Il suo dolore è il nostro dolore; è il dolore dell’amore quando subisce una separazione, quello che molti umani provano sulla terra. Vorrei catturare quella sensazione tramite questo nuovo modo di interpretare la storia. Un giorno mi piacerebbe scolpire questa immagine nella pietra e farle prendere vita.”

 

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