Banchieri spietati

L’enorme successo scientifico e commerciale di Tesla fu talmente straordinario che iniziò a far tremare la casta dei super banchieri. Quest’ultima, infatti, non aveva alcuna intenzione di perdere il controllo assoluto sullo sviluppo tecnologico e industriale, in quanto fino a quel momento ciascun comparto della società americana e del resto del mondo industriale era saldamente nelle mani dell’alta finanza internazionale grazie allo strumento del debito. Tutti i grandi imprenditore dell’epoca venivano tenuti sotto il giogo grazie a ricatti sulla concessione dei prestiti e Westinghouse (socio di Tesla, ndr) non faceva certo eccezione a questa regola. I bancheri, quindi, gli presentarono il conto da saldare dopo il grande clamore suscitato dalla fiera di Chicago. Poiché sapevano che il suo successo dipendeva dal genio di Tesla, fecero in modo di separarli e di ridurli entrambi all’impotenza. Se non si fossero mossi in tempo sarebbe stato troppo tardi, poiché Westinghouse e Tesla insieme stavano per divenire troppo ricchi per poter essere controllati con il debito.
A Westinghouse venne richiesta la restituzione immediata dei prestiti “generosamente” concessi, facendogli provare il brivido della bancarotta. Per evitarla, i banchieri gli “consigliarono” di rescindere il suo contratto con Tesla, lasciando a loro il totale controllo della società.
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Con l’espansione dei servizi pubblici e del mercato elettrico, infatti, Tesla avrebbe incassato royalty su tutte le applicazioni dei brevetti del sistema a corrente alternata e sarebbe diventato in breve tempo uno degli uomini più ricchi del mondo. Ciò avrebbe fatto di lui uno scienziato completamente libero di realizzare le sue invenzioni senza compromessi con i poteri forti.

 

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