Ingenuità popolare e raffinata teologia

Infatti una volta che si sia presa la comoda strada delle metafore e dei simboli diventa facile, per chiunque abbia sufficiente ingegno, elaborare i materiali modellandoli a proprio piacimento. E’ evidente che la scarsità e l’incertezza delle fonti lasciano il più ampio margine agli interpreti. Tanto più che il mito (di Maria, ndr) si amplia sempre di più, coinvolge nuove qualità e attribuzioni proprio perché risponde a una sentita necessità affettiva e consolatoria.
Affiora nella sua domanda la perennità e diffusione del culto delle “grandi madri” al quale del resto avevamo già accennato all’inizio. E’ un tema importante che però rimanderei più in là nel nostro dialogo. Per il momento mi limito a dire che nella religione cattolica esiste un principio fondamentale che tiene unite preghiera e fede, devozione e teologia, le due cosiddette “leggi”, cioè la lex orandi e la lex credendi. Perfino il pensatore comunista Antonio Gramsci notava come questa religione sia riuscita a tenere insieme ingenua pietà popolare e raffinatissima teologia.

E’ certamente vero. Si tratta di vedere fino a che punto l’ingenua pietà popolare coincida con le elaborazioni di cui discutono i raffinati teologi. Se questa divaricazione non finisca, al limite, per costruire due “fedi” lontane l’una dall’altra. La prima fatta di edulcorate favolette, l’altra di ardite speculazioni.
In ogni dottrina e in ogni ideologia c’è sempre una diversità di comprensione e vorrei dire di “sapienza” tra i seguaci, o fedeli che siano. Ci sono coloro che si accontentano di credere, i “semplici” di cui parla Gesù, e coloro che invece indagano il mistero, pongono anche a se stessi domande. Blaise Pascal diceva che i semplici e i dotti tengono insieme il mondo; sono le mezze culture che fanno confusione.

D’accordo, in una certa misura può accadere, e accade, in ogni dottrina e ideologia. Finché queste diversità servono ad alimentare la speranza degli uni e degli altri, finché integrano – quale che sia il metodo – le limitate capacità della ragione, fino a quando i semplici e i dotti convengono su alcuni principi, va benissimo. Quando però sulla base di vedute così difformi, e dunque così opinabili, si pretende di stabilire regole valide, anzi obbligatorie, per tutti, (i dogmi, ndr), allora non va più bene.
Lei sta alludendo al possibile valore civile di una religione, argomento molto importante, ne convengo, ma che esula dalla nostra discussione.

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