Maschera mortuaria

“Subito dopo il decesso” stava spiegando lui “il defunto viene sdraiato supino e la sua faccia è cosparsa di olio d’oliva. Poi viene steso sulla pelle uno strato di pasta di gesso fino a ricoprire tutto, compresi bocca, naso e palpebre, dall’attaccatura dei capelli fino al collo. Una volta essicato, il gesso si stacca facilmente ed è usato come forma in cui viene colato altro gesso liquido che, indurendosi, diventa una copia perfetta, fin nei minimi dettagli, dei lineamenti del defunto. Questa pratica era particolarmente diffusa per commemorare personaggi importanti e uomini di genio. Dante, Shakespeare, Voltaire, Tasso, Keats: per tutti questi è stata realizzata una maschera mortuaria.”

“Eccoci arrivati, finalmente” annunciò Marta quando giunsero all’ingresso dell’andito. Si fece da parte e invitò la sorella di Langdon a entrare per prima. “La maschera è nella teca contro la parete alla tua sinistra. Ti prego gentilmente di non superare il cordone di protezione.”
“Grazie.” Sienna entrò nello stretto corridoio, si avviò verso la teca e sbirciò dentro. Subito spalancò gli occhi e lanciò uno sguardo smarrito al fratello.
Marta aveva assistito migliaia di volte a quella scena; i visitatori rimanevano spesso impressionati alla vista della maschera: il viso rugoso e inquietante di Dante, il suo naso adunco e gli occhi chiusi.
Langdon si avvicinò a Sienna e guardò a sua volta. Fece d’istinto un passo indietro e anche sul suo viso comparve un’espressione sgomenta.
A Marta sfuggì un gemito. “Che esagerato.” Li seguì nell’andito e, quando guardò, anche lei restò senza fiato.

 

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