Luminoso, vibrante, estatico, stupefacente

Qualcosa era apparso nell’oscurità. Ruotando lentamente, irradiava sottili filamenti di luce bianca e dorata, e intanto l’oscurità intorno a me cominciava a incrinarsi e ad aprirsi.
Poi udii un suono nuovo: un suono vivo, come il brano musicale più ricco, bello e complesso che avessi mai ascoltato. Mentre si spandeva una pura luce bianca, il suo volume aumentava coprendo il monotono pulsare meccanico che sembrava essere stato la mia unica compagnia da un’eternità.
La luce si avvicinava sempre di più, facendosi via via più pervasiva e generando quei bianchissimi filamenti che, ora lo notavo, erano venati qua e là di sfumature dorate.
Poi, proprio nel cuore della luce, apparve qualcos’altro. Mi concentrai intensamente, sforzandomi di capire cosa fosse.
Un’apertura. Non ero più spettatore davanti al fascio di luce che ruotava lentamente, ma lo guardavo dall’interno.
Nell’istante in cui lo capii, cominciai a muovermi. Velocemente. Ci fu un sibilo, e in un lampo attraversai il varco e mi ritrovai in un mondo completamente nuovo. Il mondo più bello e più strano che avessi mai visto.
Luminoso, vibrante, estatico, stupefacente… Potrei sciorinare un aggettivo dopo l’altro per descrivere come mi appariva, ma risulterebbero tutti inadeguati. Mi sembrava di nascere. Non rinato o nato una seconda volta. Semplicemente… nato.
Sotto di me c’era la campagna. Era verde, lussureggiante e somigliava alla Terra. Era la Terra… ma al tempo stesso non lo era. Era come tornare con i tuoi genitori in un luogo dove hai trascorso alcuni anni da bambino. Non conosci il posto. O almeno pensi di non conoscerlo. Ma, guardandoti intorno, ti senti attirare da qualcosa e ti accorgi che, una parte di te – una parte molto molto profonda – ricorda quel luogo, ed è felice di esserci tornata.

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