L’origine dei khmer rossi

I khmer rossi non sono stati un’aberrazione. I khmer rossi sono i figli ideologici di Mao Zedong, sono stati allevati e tenuti a battesimo in Cina e la Cina ha in questo enormi responsabilità. Pechino sapeva e approvava. I grandi massacri di Phnom Penh fra il 1975 e il 1979 avvenivano nel liceo Tuol Sleng, a poche decine di metri dall’ambasciata cinese che non solo sentiva le urla, ma teneva addirittura i conti della gente che veniva eliminata. Durante i miei anni a Pechino sono venuto a conoscenza di un diplomatico cinese che era ricoverato in un ospedale psichiatrico: era stato assegnato a Phnom Penh e, testimone e complice dell’olocausto, era impazzito.

William Shawcross, nel suo ottimo libro Slideshow, traccia le origini della brutalità dei khmer rossi nel loro essere stati vittime della brutalità indiscriminata dei bombardamenti a tappeto americani, ma quella può essere stata solo un’aggravante. La verità è più a fondo: i khmer rossi sono i prodotti di una ideologia. Pol Pot non è un pazzo e quel che ha tentato in Cambogia è la quintessenza di ciò che ogni rivoluzionario ha sempre voluto realizzare: una nuova società.
Quello che Pol Pot ha fatto in Cambogia non è diverso da quello che altri rivoluzionari hanno tentato prima di lui, da quello che Mao aveva cercato di fare con la Rivoluzione Culturale. L’opera di Pol Pot impressiona di più, spaventa di più, pare più disumana solo perché lui l’ha accelerata, ha ridotto i tempi di realizzazione, è andato direttamente al nodo della questione.
Come tutti i rivoluzionari, Pol Pot aveva capito che non si può fare una società nuova senza prima creare uomini nuovi e che, per creare uomini nuovi, bisogna eliminare anzitutto gli uomini vecchi, bisogna eliminare la vecchia cultura, bisogna cancellare la memoria collettiva del passato. Da qui il grandioso piano dei khmer rossi di spazzare via il passato con tutti i suoi simboli e le catene di trasmissione dei suoi valori – la religione, gli intellettuali, le biblioteche, la storia, i bonzi -, in modo da allevare davvero uomini nuovi, senza memoria, in modo da allevare bambini come pagine bianche in cui scrivere quello che l’Angka, il partito, vuole.
Se i vietnamiti non avessero invaso la Cambogia nel 1978 questo straordinario, sacrilego esperimento sarebbe anche riuscito perché una nuova generazione di cambogiani, di nuovi bambini che non avevano famiglia a parte quella dell’Angka, del Partito Comunista, stava già crescendo.

 

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