La Grande Bugia

Tutti parlavano a tutti. La gente si aiutava. Ora ognuno è di nuovo per sé. Ognuno teme il vicino, evita il suo sguardo, temendo di essere riconosciuto per uno che c’era.

“E tu c’eri a Tienanmen a dimostrare per la democrazia?” chiedo al giovane taxista che mi conduce verso l’aeroporto. Si guarda attorno, impaurito come se non fossimo soli in macchina, come se il viale fiancheggiato dai salici piangenti che oggi paiono più tristi di sempre non fosse deserto. “Sì… ma me lo devo dimenticare… Devo riunificare il mio pensiero con quello del partito.” Non lo dice con ironia. Sopravvivere è tornata a essere la grande arte dei cinesi.
Per sopravvivere bisogna camuffarsi nell’uniformità della massa, bisogna non pensare, bisogna convincersi che l’unica verità è quella della Grande Bugia che ora tutti gli organi della propaganda ripetono: i disordini sono stati frutto di un complotto sobillato da agenti stranieri; a Pechino non c’è stato nessun massacro; in piazza Tienanmen non c’è stato un solo morto; l’esercito lì non ha neppure sparato. Per salvarsi ora basta ripetere questo. I più lo fanno.
Partire dalla Cina m’è sempre stato difficile perché anni di vita qui mi hanno reso partecipe della tragedia di questo popolo che da un secolo cerca una via per uscire dal passato e mettersi al passo coi tempi; questa volta, però, sulla via dell’aeroporto, provo anche sollievo. Per giorni ho sentito alla radio, letto sui giornali, visto alla televisione la Grande Bugia e mi sono consolato pensando ai versi che Lu Xun, uno dei grandi cinesi di questo secolo, scrisse nel 1926, dopo che il governo dell’epoca ebbe smentito l’esecuzione di un analogo massacro di studenti: “Le menzogne scritte con l’inchiostro non potranno mai cancellare i fatti scritti col sangue.”
Ripercorrendo Pechino per l’ultima volta, ho sentito l’asfissiante, irresistibile peso di un vecchio regime totalitario che stringe di nuovo la gola della sua gente. […]
La Cina è abbattuta, ripiegata su sé stessa, a suo modo umiliata per essere ancora una volta fallita nel suo tentativo di diventare una nazione moderna. Aveva sperato in Mao e ne uscì martoriata. Aveva creduto in Deng e ne è uscita spaccata. […]
Quando il jet si alza in volo non ho l’impressione di essere su un aereo in volo da Pechino a Tokyo, ma su un’astronave che da un passato lontano mi riporta nel presente del resto del mondo.
In quel passato, più di un miliardo di cinesi resta ora intrappolato.

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *