Un missionario in odore di magia

Poi, anche a padre Willem venne naturale, come viene ormai a me, lamentarsi del mondo che cambia troppo velocemente e della perdita di quella diversità che è stata all’origine del suo – e del mio – essere affascinato dall’Asia.
“E’ triste, ma anche la magia sta scomparendo”, disse. “La gente ricorre sempre di più alle medicine occidentali. La televisione fa vedere il resto del mondo e tutti vogliono diventare come tutti. E’ triste, ma è così.”
Si fermò come cercasse le parole per dire qualcosa che aveva in testa da tempo, ma che trovava difficile esprimere: “E ora assisto a uno strano fenomeno: loro si muovono sempre più verso la mia civiltà e io mi muovo sempre più verso la loro. Questo è diventato per me un vero problema di coscienza”, disse padre Willem. “Sono un prete, sono venuto qui a portare la mia fede, sono affascinato dal loro mondo, il mondo vero, quello che sta sotto il mondo delle apparenze fatto di Islam, di buddhismo e anche del mio cristianesimo.”
Come lo capivo!
La conversazione con padre Willem mi restò addosso, persistente come un profumo, e la mattina dopo, andando a correre, provai un gran piacere e qualcosa di profondamente familiare al pensiero che in quella chiesa, con il suo campanile bianco, in cima alla collina, c’era un missionario in odore di magia.

 

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *