Maghi e Ierofanti

“Lo trovi disgustoso?” chiese Davide. Posai la forchetta. Non avevo più fame. “Grottesco, più che altro”.
“Hai ancora molto da imparare. Per quanto io possa disprezzare mio padre, gli riconosco di avere accumulato un potere notevole. Divorando lui, quel potere sarà mio. Un passaggio generazionale, se vogliamo” aggiunse, con un sorriso. “Niente che un padre degno non farebbe spontaneamente”.
“Avrai bisogno di un rituale, o qualcosa del genere”.
“Questi, perdonami, sono affari personali. Ti ho detto quanto ti serve per decidere. Se mi aiuterai, se mi aiuterete, potrete partecipare al banchetto. Solo un pezzetto: le vostre menti non sono in grado di assorbire la piena conoscenza che divorare Levi vi darebbe. Ma un pezzetto ve lo concederò, e vi aiuterò a utilizzarlo”.
“Tu credi sul serio che noi vorremmo… mangiare Levi?”
“Siete maghi! E mio padre è uno Ierofante, uno degli uomini più potenti al mondo. Ha avuto bisogno di una intera vita per arrivarci, ma pensa avere quel potere ed essere ancora giovane. Pensa a dove potrai arrivare, se lo Ierofante è il punto di partenza e non quello d’arrivo! Pensa alle possibilità, Gregorio. Guarire tua sorella? Niente di più facile. Riportare in vita i morti! Dominare le stagioni! Non sarei più un mago, neanche uno Ierofante: con il tempo, diventerei un dio”.
Per la prima volta Davide si stava riscaldando. Tutto il suo corpo comunicava un fervore religioso; un fervore che lo faceva sembrare pazzo. Eravamo a tavola e lui parlava di divorare il padre, e lo faceva con il trasporto di un prete entusiasta che racconta una parabola.

 

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