Una tazza di universo

Il principio cosmologico afferma che alla scala più grande l’universo appare uniforme. Pensate a una tazza di tè. A una scala microscopica, il tè presenta una grande disomogeneità. Qualche molecola di H2O lì, un pò di spazio vuoto e qualche molecola di polifenolo e tannino qui, altri spazi vuoti e così via. Ma alle scale macroscopiche, quelle accessibili a occhio nudo, il tè ha un colore nocciola uniforme. Einstein era convinto che l’universo fosse come una tazza di tè. Le variazioni che osserviamo – qui c’è la Terra, lì un pò di spazio vuoto, poi c’è la Luna, più in là una distesa ancora più grande di spazio vuoto, seguita da Venere, da Mercurio, da spruzzi di spazio vuoto e poi dal Sole – sono disomogeneità a piccola scala. Alle scale cosmologiche, suggerì Einstein, queste variazioni possono essere ignorate perché, come nel tè, danno luogo a qualcosa di uniforme. […]

Se prendo una scatola cubica di cento milioni di anni-luce di lato e la butto qui, ne prendo un’altra uguale e la butto là (a un miliardo di anni-luce da qui, poniamo), poi misuro le proprietà globali medie all’interno di ciascuna scatola – numero medio di galassie, quantità media di materia, temperatura media e così via -, mi sarà difficile distinguere l’una dall’altra. In breve, se ho visto un pezzo di cosmo da 100 milioni di anni-luce, praticamente li ho visti tutti.

 

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