Le parole del profeta

Il Maestro annuì e si sedette sull’ampio tappeto steso a terra al centro della stanza. Lazzaro fece lo stesso.
“Dell’odio di chi vorrebbe ricacciarti nell’oltretomba sono a conoscenza. Il Sinedrio ha deciso di cancellare ogni traccia della misericordia di Dio da questa terra e per questo minaccia, oltre a te, tutti coloro che dicono di essere stati guariti da Gesù. Lo sapevi?” Lazzaro si accigliò: “Lo ignoravo. Questo renderà ancora più difficile la mia ricerca …”.
Il Maestro confermò la triste notizia e subito cambiò argomento: “Ma tu, piuttosto: hai compreso qualche frammento del mistero del profeta di Dio?”.
Come risposta, l’amico di Gesù stese sul tappeto, davanti al suo interlocutore, i tre triangoli d’oro che possedeva. “Ecco” disse, “ho questi e tre parole: Devadatta, Dhanamyaja e Janardana“.
Il Maestro ripetè con sicurezza la prima parola, quella che Gesù gli aveva insegnato nel guarirlo; poi pronunciò piano le altre due. Era evidente che esse non avevano per lui alcun significato riconoscibile.
“Non sono parole di una lingua che conosco e non sembrano neppure del linguaggio di genti di Fenicia o di Siria …” commentò. “E questi frammenti di luce?” aggiunse osservando i tre triangoli.
“C’è un solo luogo a cui fanno pensare” disse Lazzaro, “anche se in modo incompleto …”
“A cosa ti riferisci?”
“Alle piramidi d’Egitto“.

 

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *