Feng-shui

L’arte del feng-shui nacque in Cina, ma è oggi una pratica comune in gran parte dell’Asia. Quando qualcosa non funziona – un matrimonio, un affare o una fabbrica – il primo pensiero di un asiatico è che c’è qualcosa di sbagliato con il feng-shui e consulta un esperto. Alcuni anni fa un casinò di Macao, appena aperto, non riusciva ad attirare clienti. Secondo l’uomo del feng-shui la causa stava nel colore del tetto: era rosso come quello di un granchio morto, invece di essere verde come quello di un granchio vivo. Il tetto venne ridipinto e gli affari andarono a gonfie vele.
Aneddoti di questo tipo hanno tolto al feng-shui parte della sua antica rispettabilità. Non hanno però ridotto la sua popolarità, e il numero delle persone che oggi in Asia, su consiglio degli esperti di feng-shui, cambiano la posizione dei loro mobili, il colore delle pareti in ufficio o la forma della porta di casa per meglio propiziarsi  la sorte cresce in continuazione.
Persino i serissimi inglesi della Hong Kong Shanghai Bank, quando decisero di costruire la nuova grande sede di Hong Kong, per evitare grane con il feng-shui, ricorsero a uno dei più noti esperti della colonia. Durante la fase di progettazione di quel futuristico edificio in vetro e acciaio, l’architetto Norman Foster dovette tenersi in continuo contatto con questo “maestro delle forze della natura”, prendere atto dei suoi consigli e tener conto delle sue raccomandazioni. Tantissimi particolari architettonici furono decisi da lui, compresa la stranissima posizione delle scale d’ingresso, che non sono perpendicolari rispetto alla strada.

 

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