Antiche falsità

Chiusa la parentesi, necessaria, dedicata a Bonifacio, torno al Costitutum. Nonostante l’opposizione degli ambienti curiali e l’uso talvolta spregiudicato che si fa del documento, le voci su una sua possibile falsità diventano più insistenti. Le critiche si fanno intense anche da parte di coloro che non mettono in dubbio l’autenticità del lascito, ma ritengono che il papa dovrebbe comunque destinare i proventi del suo dominio non a sé e alla sua Chiesa bensì ai poveri. seguendo l’esempio degli apostoli di Gesù. […]

Fra coloro che con più passione si scagliano contro la corruzione della Chiesa c’è, a cavallo tra il XIII e il XIV secolo, il filosofo Marsilio da Padova, che giunge a equiparare il papa all’antico serpente sotto le cui spoglie, nell’eden, si nascondeva Satana. […] Marsilio è fra i primi a vedere nel potere temporale l’origine di molti mali italiani, mentre nella prima metà del Quattrocento un grande umanista di origine tedesca, Niccolò Cusano, sarà il primo a dimostrare l’impossibilità storica che il Costitutum sia autentico. Cusano arriva alle sue conclusioni esclusivamente per via filologica, cioè in base a un accurato esame scientifico con il quale accerta che nelle fonti antiche non v’è alcuna traccia del documento. […]
La falsità del documento è ormai diventata un tema che oggi definiremmo “di attualità”. Infatti, passano pochi anni e nel 1440 un altro brillantissimo umanista, il romano Lorenzo Valla, scrive un saggio tanto breve (poco più di cento pagine) quanto stringente. Si intitola: De falso credita et ementita Costantini donatione (La donazione di Costantino falsamente creduta e smentita).
Alla dotta e irrefutabile dimostrazione che il documento non può essere autentico per ragioni storiche e linguistiche Valla aggiunge, con vigore dialettico e solidità di argomenti, l’accusa alla gerarchia cattolica di essere fra le cause della rovina d’Italia, di aver fatto “carte false” per avidità di potere, di aver ordinato la fabbricazione del Constitutum per scopi di dominio indegni della religione che si pretendeva di difendere, di avere in tal modo offeso la memoria degli antichi pontefici e dei primi cristiani, avendo fra l’altro ammantato la carica pontificale di un fasto indegno dell’insegnamento di Gesù.

 

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Un commento

  1. Nessuno ha la verità in tasca, si suol dire… Ma a leggere certe cronache, viene veramente da pensare.

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