Anatomia di una bottiglia

“Non so da dove cominciare.”
“Da dove preferisci”, le disse pacatamente Sam.
La ragazza increspò le labbra, riflettendoci sopra per qualche istante, poi disse: “Prima di tutto, quel simbolo sul fondo, l’insetto… Non ho idea di cosa significhi, mi dispiace.”
“Non preoccuparti, Selma. Và avanti.”
“Facciamo un passo indietro. Parliamo della cassetta: i cardini e il chiavistello sono di ottone e il legno è di una specie di faggio che si trova in pochi posti al mondo. La concentrazione maggiore è nei Pirenei della Francia meridionale e della Spagna settentrionale. Quanto all’involucro… di per sé, potrebbe essere una scoperta. E’ infatti l’esempio più antico di tela cerata d’Europa. Si tratta di pelle di vitello – sei strati di pelle di vitello – imbevuta di olio di lino. I due strati esterni sono secchi e un pò ammuffiti, ma i quattro interni sono in condizioni perfette. Anche il vetro è molto interessante, di ottima qualità e piuttosto spesso, circa due centimetri e mezzo. Non ho intenzione di testare la mia teoria, ma sono quasi sicura che sia molto resistente. L’etichetta sulla bottiglia: cuoio lavorato a mano, incollato al vetro, oltre che legato in alto e in basso con una funicella di canapa. Come vedete, le indicazioni sull’etichetta sono state incise direttamente sul cuoio, prima di essere riempite di inchiostro, un inchiostro molto raro, per la precisione. E’ una miscela di Aeonium arboreum ‘Schwartzkopf’…”
“In inglese, per favore”, disse Remi.
“E’ un tipo di rosa nera. L’inchiostro è una miscela dei suoi petali e di un trito di emittero, la sputacchina, nativo solo delle isole del mar Tirreno. Quanto ai dettagli dell’etichetta…” Selma avvicinò la bottiglia, attese che Sam e Remi andassero da lei, e poi accese una lampada alogena da lavoro sistemata sopra di lei. “Vedete questa frase… mesures usuelles: significa ‘misure standard’ in francese. E’ un sistema che non è più in uso da almeno centocinquanta anni. E questa parola… demis: significa ‘metà’, il che equivale circa ad una pinta inglese. Sedici once.”
“Non granché come contenuto, per una bottiglia di quelle dimensioni”, osservò Remi. “Dev’essere lo spessore del vetro.”
Selma annuì. “Ora, consideriamo l’inchiostro: come vedete, in alcuni punti è sbiadito, per cui ci vorrà tempo per ricrearne l’immagine, però vedete le due lettere agli angoli superiori destro e sinistro e i due numeri a quelli inferiori destro e sinistro?”
I Fargo annuirono.
“I numeri rappresentano l’anno. Uno e nove. Diciannove.”
“Millenovecentodiciannove?” disse Remi.
Selma scosse la testa. “Milleottocentodiciannove.Quanto alle lettere, H e A, sono iniziali.”
“Di chi…?” intervenne Sam.
Selma si appoggiò allo schienale e fece una pausa. “Ora, non ne sono del tutto sicura. Devo svolgere altre ricerche per essere certa che…”
“Capiamo.”
“Credo che siano le iniziali di Henri Archambault.”
Sam e Remi registrarono il nome, poi si scambiarono un’occhiata, prima di tornare a rivolgersi a Selma, che offrì loro un sorrisino impacciato e una scrollata di spalle.
Remi disse: “D’accordo, tanto per essere certi di trovarci sulla stessa lunghezza d’onda: stiamo parlando di quell‘Henri Archambault, giusto?”
“L’unico e inconfondibile”, rispose Selma. “Henri Emile Archambault, l’enologo capo di Napoleone. Fino a prova contraria, avete trovato una bottiglia della riserva perduta di Napoleone.”

 

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