Uno storico falso

La prima domanda da porsi è perché Costantino decise di appoggiare il cristianesimo. Si trattava, in fondo, di una religione nuova, in netto contrasto con la tradizione romana, guardata da molti con ostilità poiché minacciava l’unione di spirito religioso e spirito civile, diciamo pure del “patriottismo” che era stato una delle ragioni della forza di Roma. E’ possibile che l’imperatore, politico astuto, si fosse reso conto della forza vitale della nuova fede e pensasse di servirsene per rafforzare la coesione culturale e politica dell’impero. Forse considerava Cristo una manifestazione del Sol Invictus. Infatti fece coincidere le festività più importanti del cristianesimo con quelle della religione solare: la domenica, ossia “giorno del Signore” o giorno del “Sole” (in inglese, ancora oggi: Sun-day); il 25 dicembre, giorno natale del Sole (solstizio d’inverno) e del dio Mitra, divenne anche il giorno natale di Gesù. Nella nuova capitale d’Oriente, Costantinopoli, si eressero chiese cristiane, ma l’imperatore lasciò in funzione anche i templi pagani. Egli stesso, del resto, mantenne per tutta la vita la carica di Pontifex maximus, convertendosi ufficialmente al cristianesimo solo in punto di morte.

C’è un piccolo oratorio a Roma, dove il gesto imperiale viene illustrato per esteso ed è quindi anch’esso legato alla memoria e al mandato di Costantino. E’ un luogo di straordinario fascino, dedicato a San Silvestro, all’interno del complesso dei Santi Quattro Coronati. […]
Come si è detto, la leggenda voleva che l’imperatore fosse stato guarito miracolosamente dalla lebbra per opera del pio vescovo Silvestro. […] L’imperatore, assai riconoscente come si può immaginare, aveva stabilito per iscritto, in un documento noto come “Donatio” o “Constitutum Constantini”, la supremazia del papa romano su tutti i regnanti della terra. A quella si riferisce Dante quando parla di “dote” e di ricchezza.
Ciò che il sommo poeta ignorava scrivendo la Commedia è che nessuna “dote”, in realtà, era mai stata concessa a Silvestro. La donazione era certificata da un documento apocrifo, uno dei falsi più famosi della storia insieme ai Protocolli dei savi anziani di Sion, realizzati dall’Ochrana, i servizi segreti dello zar, a fini antisemiti. Nel breve testo latino l’imperatore dichiarava di voler donare al papa e a tutti i suoi successori “fino alla fine del mondo”, pena la condanna eterna, Roma, l’Italia e l’Occidente. Il pontefice romano acquisiva, quindi, diritti regali sui territori venuti in suo possesso che, sommati a quelli spirituali derivati dall’essere vicario di Gesù Cristo in terra, ne facevano l’uomo più potente del pianeta, l’imperatore degli imperatori; anzi, addirittura il sovrano dal quale ogni altro doveva essere consacrato per acquisire legittimità.
Nasceva così il potere temporale dei pontefici, il loro status imperiale. Più in particolare, nasceva da quel documento falso anche la questione italiana, che si sarebbe trascinata per secoli e sarebbe stata indicata come fonte di molti mali da alcuni degli intelletti più lucidi, da Dante a Machiavelli, a Guicciardini, all’Ariosto fino ad Alessandro Manzoni e al conte di Cavour.

 

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