Nanobot inorganico

Anthony indicò sullo schermo con la punta di una penna.
“Nella forma complessiva e nella struttura dimostra una chiara somiglianza con un’ipotesi di nanobot proposta da Eric Drexler nel suo libro Motori di creazione. Ha teorizzato una macchina molecolare in due sezioni: computer e costruttore. Per dirlo in parole povere, il cervello e i muscoli del nanobot.” Il frate indicò il cuore ottagonale al centro. “Ecco il processore centrale, il cervello programmato, circondato da sei nodi, o costruttori, che manovrano le braccia.” Fece scorrere il puntatore sui sottili ganci simili ad artigli. “Ecco quello che Drexler ha chiamato i localizzatori molecolari.”
Joan corrugò la fronte. “E tu sei dell’opinione che sia in grado davvero di manipolare la materia a livello molecolare?”
“Perché no?” replicò Anthony. “Nel nostro corpo abbiamo già enzimi che agiscono come nanobot naturali, organici. Cioè, che prendono i mitocondri dentro le nostre cellule… quei piccoli organi sono microscopiche centrali elettriche che manipolano la materia a livello atomico per produrre ATP, adenosina trifosfato, cioè energia, per le nostre cellule. Anche le migliaia di virus che si trovano in natura sono forme di macchine molecolari.” Le lanciò un’occhiata. “Quindi vede, Madre Natura ci è già riuscita. I nanobot esistono già.”
Joan annuì lentamente, tornando a girarsi verso lo schermo. “Sembra quasi un virus”, mormorò. Aveva visto batteriofagi all’attacco. Sotto il microscopio elettronico, le erano sembrati moduli lunari che si posavano sulla membrana della cellula, più macchine che organismi viventi. Quell’immagine le ricordava quei fagi.
“Che cos’ha detto?” domandò Anthony.
Joan s’irrigidì. “Stavo solo pensando ad alta voce. Ma hai ragione. Possono considerarsi nanobot anche i prioni che provocano la mucca pazza. Tutti manipolano il DNA a livello molecolare.”
“Sì, esattamente! Nanobot organici“, disse il giovane frate, col viso rosso per l’eccitazione. Tornò a indicare sullo schermo. “Qualcuno di noi pensa che possa trattarsi del primo nanobot inorganico scoperto.”
Joan si accigliò. Forse era proprio così. Ma a quale scopo? si domandò. Qual è il fine?

 

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