Metallo sconosciuto

Mentre la sostanza si scaldava lentamente sotto il cappuccio di sicurezza, Kirkpatrick prese la parola. “Se si tratta di un amalgama di diversi elementi, i metalli costituenti si separeranno, al punto di fusione.”
“Si è già fuso”, annunciò Henry, con un cenno del capo alla ciotola.
Kirkpatrick si voltò a guardare, incredulo. “E’ impossibile. Si è scaldato per pochi secondi soltanto. Persino l’oro non fonde così in fretta.” Con delle pinze, agitò la ciotola. La sostanza appariva come una crema liquida, color dell’oro. Guardò Joan. “Qual è la temperatura?”
“Trentasei gradi e mezzo.”
Henry sbarrò gli occhi. “La temperatura del corpo.”
Mentre i tre valutavano il risultato, la ciotola si raffreddò in fretta lontana dalla fonte di calore e la sostanza metallica s’ispessì.
Il primo a parlare fu Henry. “Non ho visto nessuna scomposizione di metalli. Significa che non si tratta di un amalgama?”
“E’ troppo presto per dirlo.” Kirkpatrick aveva perso il tono tagliente.
“E ora?”
“Ancora qualche test. Vorrei controllarne la conduttività e la risposta al magnetismo.”
In breve tempo, foggiarono un campione del metallo nella forma di un cubo e v’inserirono due elettrodi. Non appena arrivò la corrente, il cubo si fuse in una sostanza viscida che si sparse per il tavolo.
“Chiudi!”
Joan azionò l’interruttore. All’istante, la sostanza si solidificò.
Kirkpatrick toccò il metallo. “E’ freddo.”
“Che cos’è successo?” domandò Henry.
L’esperto non poté che scuotere la testa. Non sapeva rispondere. “Portatemi i magneti che ho in cartella.”
Henry e Joan posizionarono i due magneti schermati sui due lati di un secondo cubo campione.
Kirkpatrick collegò un potenziometro dalla sua parte. “Al mio segnale, sollevate la schermatura.” Si chinò più vicino al potenziometro. “Adesso.”
I due aprirono gli smorzatori di piombo. Proprio com’era successo all’arrivo dell’elettricità, il cubo si liquefece come ghiaccio in un forno, spandendosi sul tavolo.
“Schermate i magneti”, ordinò Kirkpatrick. La sostanza smise all’istante di spandersi, bloccandosi dove si trovava. L’esperto sfiorò di nuovo il metallo solidificato; a quel punto, aveva un’espressione preoccupata. “Avete detto che questa sostanza è esplosa fuori dal cranio della mummia, quando l’avete esposta allo scanner della tomografia.”
“Sì”, rispose Joan.
“Per cui persino i raggi X influiscono sul metallo”, mormorò Kirkpatrick, picchiettando con una penna sul bordo del tavolo. “Interessante…”
Henry mise via i magneti. “Che cosa ne pensa?”

 

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