Manufatti dall’Antartide

“Un uomo è venuto qui per ucciderla. Anche se per esserne certi dobbiamo ancora interrogarlo, si direbbe che abbiamo preso la persona giusta”, chiarì Stephanie.
Scofield annuì e li invitò a sedersi. “Non riesco a immaginare perché io possa rappresentare una minaccia dopo tutti questi anni. Ho mantenuto la parola e non ho mai detto niente, anche se avrei dovuto. Mi sarei fatto una grande fama.”
Stephanie attese che si spiegasse.
“Dal 1972 ho passato tutto il mio tempo a cercare di dimostrare in altro modo quello che sapevo essere vero.”
Stephanie aveva letto un breve riassunto del libro di Scofield, che il suo staff le aveva inviato per e-mail quella mattina. Pareva avesse stabilito che migliaia di anni prima dell’antico Egitto esistesse già un’avanzata civiltà globale. A dimostrazione di ciò portava una revisione di portolani da tempo noti agli studiosi, come quello del famoso Piri Reis, che secondo Scofield erano tutti stati realizzati usando mappe più antiche ora perdute. Il professore riteneva che quegli antichi creatori di portolani fossero scientificamente molto più avanzati delle civiltà di Grecia, Egitto e Babilonia, e persino dei più recenti europei, e avessero mappato tutti i continenti, tracciando le coste del Nord America migliaia di anni prima di Colombo e quelle dell’Antartide quando ancora erano libere dai ghiacci. Nessuno studio scientifico serio corroborava le affermazioni di Scofield, ma, come sottolineava la mail, fino a quel momento nessuno aveva neanche confutato le sue teorie. “Professore, per capire perché la vogliono morta, noi dobbiamo sapere cosa c’è in ballo. Deve parlarci del lavoro che ha svolto per la marina”, affermò Stephanie.
Scofield chinò la testa. “Quei tre tenenti mi hanno portato tre casse piene di pietre che erano state raccolte negli anni ’40 durante Highjump e Windmill ed erano state messe in un deposito da qualche parte. Nessuno se n’era mai interessato. Riuscite ad immaginarlo? Delle prove simili e nessuno se ne occupava. Io ero l’unico autorizzato a esaminare le casse, anche se Ramsey poteva andare e venire a suo piacimento. Sulle pietre erano incise delle parole, delle lettere a ghirighori mai viste prima, che non avevano riscontro con nessun linguaggio sconosciuto. E a rendere incredibile la cosa era il fatto che venissero dall’Antartide, un luogo sepolto dai ghiacci da migliaia di anni. Eppure le avevamo trovate. O, per essere più precisi, le avevano trovate i tedeschi. Erano andati in Antartide nel 1938 e avevano individuato i primi siti, poi noi ci eravamo tornati nel ’47 e nel ’48 per prendere i reperti.”
“E anche nel ’71”, aggiunse Davis.
“Su serio?” chiese Scofield con aria incredula.
Stephanie capì che quell’uomo davvero non ne era a conoscenza, quindi decise di gettargli un osso. “C’è andato un sottomarino, ma è scomparso. E’ stato quel viaggio a dare il via a tutto quello che si è mosso ora. C’è qualcosa in quella missione che qualcuno non vuole venga scoperto.”
“Nessuno me ne ha mai parlato. Ma non c’è da stupirsi. Non c’era bisogno che lo sapessi, dato che ero stato ingaggiato per analizzare la scrittura. Per vedere se potesse essere decifrata.”
“Ed era possibile?” chiese Davis.

 

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