La Chiesa invade e impone

AUGIAS: Mi chiede di spiegarle perché torno spesso sulla presenza della Chiesa nella società italiana. Domanda curiosa, alla quale lei stesso ha già risposto, risparmiando a me la fatica di farlo. Devo solo riprendere le sue parole e copiarle qui: “Ritengo, però, l’azione della Chiesa non più lecita, né laicamente né teologicamente, quando la sua  elaborazione culturale si trasforma in pressione sui politici, con giochi più o meno scoperti a livello parlamentare e governativo”. Perfetto. Vuole un’altra sua citazione? Eccola: “Il diritto-dovere della Chiesa di fare cultura anche a livello politico non si deve trasformare in aperte manovre lobbistiche”. Impeccabile.

Vuole qualche esempio di come, invece, queste manovre partitiche e lobbistiche siano diventate norma, non bastassero i casi che abbiamo già evocato sia lei sia io? Ne ricordo alcuni fra i più clamorosi. E illegittimi. Ottobre 2000: il Norlevo, la pillola del giorno dopo, viene distribuita nelle farmacie. La pontificia Accademia per la vita chiama farmacisti e medici all’obiezione di coscienza. Giugno 2003: la Congregazione per la dottrina delle fede (ex Sant’Uffizio) stabilisce che i parlamentari cattolici devono votare contro ogni iniziativa legislativa favorevole al riconoscimento delle unioni omosessuali. Giugno 2005: l’accesissima campagna per l’astensione promossa dai vescovi contribuisce (o determina) il fallimento dei referendum per abrogare la legge 40 sulla procreazione assistita. Si continuarono a esortare i fedeli a non votare perfino la domenica del voto, in aperta e doppia violazione della legge. Luglio 2005: la Santa Sede nel suo Instrumentum laboris proclama di considerare peccato per un fedele votare un candidato favorevole all’aborto. Gennaio 2008: il papa riceve gli amministratori romani (Comune e Regione) entrambi di centrosinistra e li rimprovera aspramente per il “degrado gravissimo della capitale”. Non ha fatto altrettanto con i successivi amministratori di centrodestra, nonostante il degrado non sia migliorato, e anzi…
Potrei continuare, e anche a lungo. Davvero potrei farlo, non è una formula retorica. Sarebbe però ripetitivo, e mi fermo. […]
Nessuno nega che la Chiesa debba avere una sua linea etica sui temi della vita e della morte. Ma quando la Chiesa tenta di imporre questa sua visione non attraverso l’azione pastorale e il libero convincimento dei fedeli, bensì facendo pressioni dirette persino sul legislatore, allora viola la sua missione, il Concordato e la Costituzione che la vuole “indipendente e sovrana” ma nel suo “ordine”.
Il fatto è che la Chiesa tenta di imporre in Italia (altrove non le è consentito) una religione civile simile a quella delle teocrazie islamiche. La Chiesa gerarchica è diventata un vero e potente partito politico, avido come tutti i partiti, soprattutto di denaro. Ma anche criticabile, come tutti i partiti. Questa Chiesa ha fatto in pratica sparire l’altra, quella che sta a cuore a lei, ma anche a me non credente. E avendo lei rievocato la luminosa figura del cardinale Martini, si chieda perché a quell’uomo saggio e pio non è stato consentito di raggiungere le mete che la sua statura intellettuale e morale meritava. Anzi, non se lo chieda proprio, perché tanto la risposta la sappiamo già, noi due e chi ci legge.

 

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