Sapere è potere

“Siamo prigionieri!” sosteneva l’italiano. “Che significa? Dicevi che l’imperatore voleva vedermi e mi tocca chiedere in ginocchio di essere tollerato nella sua anticamera!”
“Tranquillizzati, amico straniero. E’ la prassi. Puoi uscire… per brevi passeggiate. Stai godendo di un onore negato a molti potenti mandarini delle più ricche provincie. L’imperatore ha davvero fretta di vederti, e lo capisco dal fatto che non abbiamo dovuto aspettare un mese fuori delle mura del palazzo, inoltrando almeno tre successive suppliche: la prima viene di solito bruciata senza nemmeno essere aperta…”
“Ma se vuole ascoltarmi, come dici… non ha il potere di farmi comparire davanti a sé subito?”
Il cinese rifletté. Poi, abbassata la voce, si avvicinò a Grozio e gli diede una risposta carica di sottintesi: “Non ci sono limiti al suo potere, ovviamente, ma molto dipende da ciò che gli riferiscono…”
“Chi?”
“Gli eunuchi che si prendono cura di lui e del cerimoniale della sua corte. I più importanti sono tre. Ciascuno gestisce una parte delle procedure e filtra al Figlio del Cielo le informazioni che gli sembrano più… utili.”
Tommaso si fece presto un’idea della loro situazione: “Un eunuco desidera che compariamo davanti all’imperatore Wan-Li mentre altri non vogliono?”.
“Potrebbe essere così. Ma non è solo questo. Ho capito che, più che impedire il tuo incontro con l’imperatore, qualcuno vuole conoscere bene in anticipo il contenuto.”
“E perché?”
“Perché sapere è potere e ogni nuovo sapere, come quello che tu porti, può rappresentare una minaccia.”
“Ma io voglio solo apprendere l’arte medica della Cina e i suoi principi, e offro in cambio le mie conoscenze e le mie tradizioni. Lo scriveremo nel rapporto per Li-Tadou…”
“Certo” concluse Huang con fare rassicurante e una nota di furbizia nello sguardo, “lo scriveremo. E poi cercheremo di essere certi che l’imperatore conosca davvero questa tua disponibilità… perché il rapporto sarà steso in triplice copia e percorrerà tre diversi canali, l’uno all’insaputa dell’altro…”

 

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