I dodici magi

Sul volto dell’uomo affiorò un sorriso sfuggente. “Sono cose più grandi di te, ragazzo mio. Per il momento ti basti sapere che si tratta di un manoscritto molto raro, e altrettanto pericoloso”.
“Se è davvero così pericoloso, forse converrebbe ignorarne l’esistenza e lasciarlo dov’è”.
“Al contrario, è necessario recuperarlo. Tra le sue pagine, forse, si cela il mistero della vera sapienza”.
Uberto lo guardò in tralice. “Credevo che la vera sapienza risiedesse solo nella Bibbia”.
Con un gesto quasi teatrale, Ignazio allargò le braccia e fissò le nuvole. “Io parlo di un altro tipo di sapienza: quella degli astronomi babilonesi, i caldei, e dei magi persiani”.
“Alludi ai tre Re Magi?”.
Il mercante sorrise. “Chi ha mai detto che i magi fossero in tre, e re per giunta? I Vangeli non lo affermano. I magi erano dodici saggi che vivevano sui monti per osservare le stelle. Vestivano di bianco e conducevano una vita frugale. Zoroastro fu il loro profeta”.
Il ragazzo lo scrutò con scetticismo. “Nessuno mi ha mai parlato di queste cose. Come faccio a sapere se sono vere?”
“Forse in questo viaggio avrai modo di scoprirlo”. Ignazio lo fissò con i suoi occhi smeraldini. Non intendeva imporgli nulla, solo incuriosirlo. Come ben sapeva, la verità non poteva essere insegnata, ma solo ricercata per gradi e in assoluta libertà. “I magi furono chiamati ‘adoratori del fuoco’ perché sulla sommità dei loro templi risplendevano fuochi misteriosi. Erano uomini molto saggi e potenti”. Esitò un attimo, poi aggiunse: “La loro sapienza derivava dalle entità celesti”.
“Non capisco. A cosa ti riferisci?”.

 

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