Angeli

“Finalmente mi rivelerete il motivo per cui sono stato convocato da tanto lontano”, disse il mercante.
“Lo farò, ma prima ditemi cos’altro sapete sugli angeli“.
L’espressione di Ignazio rivelò per la prima volta una nota di impazienza. “Cosa c’entra?”
Il conte lo fissò con gravità. “Più di quanto immaginate”.
Il mercante ignorava il senso di quel discorso, perciò rispose in modo vago, per saggiare il terreno su cui stava camminando. Si espresse secondo i precetti di Isidoro di Siviglia e di sant’Agostino, cioè della cultura canonica: “La parola greca ‘angeli’, in ebraico melachim, significa ‘messaggeri’, ovvero intermediari tra Dio e gli uomini. I sabei di Harran si riferiscono a loro con una parola molto simile: mala’ika. Secondo le Scritture si dividono in nove ordini, ma anche Platone, afferma l’esistenza di daemones nel cielo, ammette l’esistenza di creature del tutto simili”.
“Tutto qui?”, lo stuzzicò lo Scalò.
Il mercante aggrottò la fronte. “Personalmente trovo alcune somiglianze tra gli arcangeli e gli Amerta Spenta, i ‘Santi Immortali’ adorati dai magi persiani… Ma esattamente, cosa volete sapere, mio signore?”
“E sia”. Il conte si sporse in avanti, quasi stesse per fargli una confidenza personale. “Ho ricevuto una lettera mesi fa da un monaco francese. Scrive di possedere un metodo infallibile per evocare gli angeli. Chiede se sono interessato a conoscere il segreto, naturalmente dietro ragionevole compenso”.
Ignazio non avrebbe mai pensato che un uomo come lo Scalò nutrisse simili interessi. “Per caso, non starete mica parlando di quelle ‘teste magiche’ fabbricate con cera e paglia, vero?”
“Teste magiche?”
“Sì. Si dice che certi indagatori dell’occulto riescano a convogliare dentro queste teste-feticcio le essenze angeliche, così da interloquire con loro. E’ di questo che state parlando?”
Il nobile apparve interessato all’argomento, ma negò. “Non c’entrano niente queste teste di cera. La lettera del monaco francese accenna a un libro copiato da certi manoscritti persiani che conterrebbe il metodo per evocare gli angeli. Le creature soprannaturali, una volta evocate, saranno disposte a rivelare i segreti dei poteri celesti. Si parla di procedimenti simili anche in Egitto, da quel che mi è concesso di sapere”.
“Se ne parla ovunque. I sapienti designano questa scienza con il nome di teurgia“.
“Capisco”.
Ignazio fissò il conte con aria scettica, sebbene l’argomento l’avesse distolto dall’inquietudine. “Come si chiamerebbe questo libro misterioso?”

 

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