L’antica sapienza della medicina cinese

“Strano, mi hanno detto che voi occidentali non apprezzate la nostra medicina e che anzi siete addirittura convinti che essa sia frutto di improvvisazione giacché, secondo voi, non esiste alcuna scuola che la insegni.”
Il tedesco assentì. “Chi ha detto una sciocchezza simile?”
“Un vostro predecessore, il signor Matteo Ricci, che era tanto sapiente quanto pieno di pregiudizi. Non sapeva che la nostra prima Accademia imperiale di medicina fu istituita più di mille anni fa, e in epoca Song, pressapoco cinque-seicento anni orsono, nacque il Collegio imperiale di medicina che aveva ben sette reparti; vi si potevano studiare e curare le malattie degli occhi, della bocca, dei denti, della gola, le ulcere e i gonfiori, le fratture, i mali propri delle donne e le complicazioni da parto; e altri due dipartimenti erano dedicati alla liturgia e agli incantesimi. Nel giro di un secolo, i reparti divennero quattordici. E avete idea cosa sia oggi il nostro Collegio imperiale di medicina?”
Schreck scosse la testa.
“La gloriosa dinastia Ming ha decretato che nel collegio possano essere ammessi soltanto medici che provengano da famiglie in cui la medicina è tradizionalmente praticata; la disciplina è ferrea e lo studio è pesantissimo, dura tre anni, io l’ho fatto e so quanto sia aspro! Gli esami finali, poi, sono lunghi e difficili. Evidentemente, di tutto ciò il signor Matteo Ricci non era informato; pare abbia persino asserito che nello studio della medicina e anche della matematica, in Cina si applicano soltanto coloro che hanno fallito gli esami come letterati, dunque dei disperati che hanno scarso ingegno e poca abilità; e sarebbe perciò, sempre secondo il signor Ricci, che da noi queste due scienze sono disdegnate e non fioriscono. Voglio invece informarvi che nel mio Paese i medici sono più pagati tra i funzionari al diretto servizio dell’imperatore.”

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