Psichiatria radicale

Brian Weiss è un medico e uno psichiatra, un esperto mondiale di ipnosi regressiva. Nel corso della sua lunga carriera ha curato molti pazienti. Pochi anni fa ho avuto la grande occasione di incontrarlo e di intervistarlo; preferisco quindi che sia lui a presentare se stesso e il suo lavoro, per cui riporto le parole che in quella circostanza mi disse.
[…]

Questo è quindi il mio cammino professionale: dalla psicologia tradizionale alla metafisica, fino a quella che definirei psichiatria radicale, una tecnica di guarigione che ha dato ottimi risultati. Ho cominciato ad esplorare la regressione per esplorare le vite precedenti quando ero direttore del dipartimento di Psichiatria del Mount Sinai. All’epoca avevo già un’esperienza di lavoro pluriennale come psichiatria tradizionale, ma un giorno venni in contatto con una paziente, una giovane donna di nome Catherine, che soffriva di fobie, paure, attacchi di panico e disturbi del sonno. Le cure basate sulle terapie tradizionali non producevano su di lei gli effetti sperati perché la donna presentava vuoti di memoria relativi alla sua infanzia. Inoltre, si rifiutava di prendere medicinali per curare i sintomi per via della paura che da sempre nutriva di rimanere soffocata, cosa che le impediva di ingoiare le pillole. Fu così che decisi di ricorrere all’ipnosi, una tecnica che avevo appreso anni prima e che non ha nulla di mistico, misterioso o magico, ma è anzi estremamente semplice in quanto cerca soltanto di focalizzare la concentrazione, mentre il corpo rimane assolutamente rilassato. Questo facilita il lavoro della memoria e, nel caso della paziente in questione, la mia intenzione era di riportarla alla sua infanzia, un periodo che aveva lasciato molti vuoti nei suoi ricordi. Così, un giorno, le chiesi di tornare indietro al momento nel quale i suoi sintomi erano comparsi per la prima volta, pensando che sarebbe ritornata con la mente a quando era bambina. E invece, ascoltando la mia richiesta, il suo subconscio tornò indietro di circa quattromila anni, a un’epoca dell’antichità, in un Paese del Vicino Oriente. Credo che si trattasse di un Paese del Mediterraneo, dato che mi diceva di essere morta in un’alluvione o in un maremoto gigantesco, e che la forza delle acque le aveva strappato dalle braccia il figlio appena nato. Catherine non aveva figli in questa vita e direi che, a giudicare dall’anno che nominò e dalla descrizione che mi diede, si stesse riferendo all’eruzione dell’enorme vulcano di Thera, oggi Santorini, che provocò una serie di maremoti. […]
La donna era dunque morta per annegamento e sorprendentemente, dopo avermi raccontato questa vicenda, scomparve da lei ogni paura di strozzarsi o di rimanere soffocata, così come scomparvero altri sintomi quali, per esempio, l’ansia.

 

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