Ipnosi regressiva

Brian Weiss è un medico e uno psichiatra, un esperto mondiale di ipnosi regressiva. Nel corso della sua lunga carriera ha curato molti pazienti. Pochi anni fa ho avuto la grande occasione di incontrarlo e di intervistarlo; preferisco quindi che sia lui a presentare se stesso e il suo lavoro, per cui riporto le parole che in quella circostanza mi disse.
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Lavorano per lui, ma lui non ha idea che in segreto si dedicano all’ipnosi regressiva! E’ questa la situazione attuale: ci sono molti psicoterapeuti che lavorano in questo campo ma al momento non tutti ne parlano pubblicamente. Immagino che in Italia succeda lo stesso. Ho contatti con molti psichiatri e psicoterapeuti che si occupano di regressione, ma non credo che la Società italiana di psichiatria sia favorevole. Ovviamente non conosco il loro numero esatto, ma so che ci sono moltissimi psichiatri che praticano l’ipnosi regressiva, e so che ogni anno mi occupo di formare duecento terapeuti provenienti da tutto il mondo e che lo faccio da quattordici o quindici anni. Ci sono quindi alcune migliaia di terapeuti che ho formato personalmente, ma ce ne sono anche moltissimi altri, come me, che non sono stati formati da nessuno, ma hanno sviluppato da soli questa tecnica. Credo che uno degli aspetti più importanti del mio lavoro sia nella possibilità di aiutare i pazienti a curare le malattie e a eliminarne i sintomi. Dal mio punto di vista, questo è un aspetto fondamentale, un aspetto che si conferma sempre. Non so esattamente perché, ma immagino che il meccanismo sia lo stesso della psichiatria tradizionale: si torna indietro nel tempo, ci si ricorda di un trauma vissuto nell’adolescenza, nell’infanzia o in qualsiasi altra fase di questa vita – o magari di una vita precedente – e, ricordandolo, si ottiene un effetto purificatore. Ci sono, per esempio, persone che hanno bisogno di lasciare il colletto della camicia sbottonato, perché altrimenti si sentono come una catena intorno al collo e diventano ansiose. Quando queste persone ricordano di essere state impiccate in una vita passata, il sintomo scompare. C’è chi soffre di vertigini e ricorda di essere stato lanciato dalle mura di un castello nel XIV secolo, in un’altra vita. Anche qui, scoperta la radice della fobia, questa scompare. In molti casi si comprende come la claustrofobia attuale sia dovuta all’essere stati sepolti vivi in luoghi angusti in passato.

 

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