Il mantra dell’immortalità

“Nei tempi più antichi, dèi e anti-dèi combattevano incessantemente per il possesso del mondo. In queste lotte gli dèi erano sempre perdenti, perché quando un demone veniva ucciso, dopo poco si rialzava, vivo e forte come prima, mentre gli dèi morivano per sempre.

Il mistero di quell’immortalità era impenetrabile e neppure il capo degli dèi, Brhaspati, dio della saggezza, riusciva a impadronirsene.

Finalmente conobbero il motivo della loro sventura: a fianco dei demoni stava Sukracarya, conoscitore di un mantra esoterico per il quale i morti potevano ritornare in vita.

Gli dèi si interrogarono: come entrare in possesso del mantra? Si decise di inviare sulla terra un discepolo che si facesse insegnare la formula da quel grande saggio. Fu scelto per l’impresa Kaca, il figlio di Brhasapati.

Il giovane giunse alla corte dei demoni, si presentò al loro re, accanto al quale stava Sukracarya come consigliere, e si offrì di servire i demoni se il grande saggio lo avesse accolto come discepolo. Il sapiente accettò di accoglierlo in casa sua e gli impose regole di vita austere e l’obbligo del celibato.

Il tempo passava e il ragazzo progrediva in conoscenze e abilità. Presto la figlia di Sukracarya mise gli occhi su di lui e se ne innamorò.

Ma i demoni avevano compreso il pericolo che stavano correndo: se Kaca avesse appreso il mantra, per loro sarebbe stata la rovina. Dunque lo sorpresero nella foresta, mentre pascolava il bestiame, lo uccisero, ne fecero a pezzi il corpo e lo diedero come cibo ai cani e ai lupi che si dispersero per la campagna e i boschi.

Quando comprese ciò che era accaduto, la figlia di Sukracarya lo implorò di salvare il discepolo, confessandogli il suo amore per lui. Il padre, che la amava, la accontentò: pronunciò il mantra e chiamò il ragazzo per nome. Subito i pezzi del corpo di Kaca si fecero strada tra gli intestini delle bestie e in poco tempo fu riunita di nuovo la sua persona ed egli era vivo.

Pochi giorni dopo i demoni sorpresero di nuovo il discepolo solo. Lo uccisero ancora, e questa volta tritarono il corpo fino a ottenere una poltiglia che dispersero in mare. Ma anche questa volta il sapiente pronunciò il mantra e il giovane tornò in vita.

Allora i demoni ricorsero a un estremo rimedio: bruciarono il corpo di Kaca, ne ottennero una cenere sottile e la sciolsero nel vino che Sukracarya avrebbe bevuto.

La sera, a tavola, il maestro bevve volentieri quel buon vino. Quando la figlia venne da lui a chiedergli per la terza volta di ritrovare l’amato, l’uomo pronunciò il mantra e il nome del defunto, ma con sua grande sorpresa quello gli rispose dalle sue viscere e gli rivelò l’ostinata violenza dei demoni.

Sconvolto, Sukracarya ripensò al cattivo uso che i demoni facevano della sua sapienza e promise di non servirli più. Ora, tuttavia, non sapeva come recuperare il giovane discepolo.

Disse infatti alla figlia, che stava in lacrime davanti a lui: “Posso risuscitare il tuo amato pronunciando il mantra e il suo nome, ma egli vivrà solo se io perdo la mia vita, lasciando che egli mi squarci lo stomaco”.

La figlia si rifiutò di scegliere: “Voglio te e voglio il mio amato, trova un altro sistema!”.

Fu allora che Sukracarya escogitò la soluzione che cambiò il corso della storia degli dèi, e così la annunciò solennemente: “Quando Kaca mi uscirà dal corpo non potrò evitare di morire, ma prima gli avrò insegnato il mantra di immortalità, così che lui potrà risuscitarmi una volta uscito dal mio ventre”.

E in questo modo avvenne.

Quando Kaca apprese il mantra, Sukracarya lo fece uscire da sé morendo, poi fu risuscitato dal discepolo.

Di fronte a tale spettacolo i demoni indietreggiarono, spaventati: ora gli dèi erano loro pari e presto il potere assoluto sarebbe stato loro. Accolsero infatti in cielo, come un trionfatore, il giovane Kaca e da lui appresero il mantra, di cui fecero un uso saggio. Il giovane, a sua volta, non poté invece avvalersene per sé, perché ostinandosi nel rispetto del suo voto di celibato rifiutò come sposa la figlia di Sukracarya, che tanto aveva implorato per lui. La donna, infatti, lo maledisse, rendendo inefficace il mantra per colui che così eroicamente se ne era impadronito.

E da allora, chiunque abbia appreso il mantra dell’immortalità non può salvare se stesso.”

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