Il Maestro di Giustizia

Lazzaro esitò. Rifletteva. La domanda che aveva udito conteneva una evidente minaccia. Poi rispose con voce ferma: “Non ho bisogno dei lavacri della setta degli esseni, né del battesimo di Giovanni lungo il Giordano, né dell’offerta di purificazione al falso tempio… non ne ho bisogno perché sono passato attraverso l’immersione nella morte stessa!”.
Una pausa, poi una nuova domanda. La voce si fece minacciosa: “Affermi dunque di essere davvero risuscitato?”.
“Sì. Quindi sono puro, non per mia volontà, ma per il dono di un maestro di luce.”
La voce lo incalzò: “Il tuo maestro è morto. Lo sai?”
“Lo so. Sono qui per questo. Lui è morto e io sono vivo. Puoi aiutarmi a capire perché?”.
La voce lo invitò: “Vieni avanti”.
In quel momento si udì uno scricchiolio. In fondo alla stanza, in un punto che Lazzaro non si aspettava fosse così lontano, un uomo entrò portando una piccola lampada a olio accesa.
L’amico di Gesù camminò lentamente verso quel puntino luminoso che ora veniva posato a terra. Avanzando si accorse che una delle pareti della lunga stanza era curva e si avvicinava all’altra, restringendo lo spazio proprio nella direzione che stava raggiungendo. Giunto in fondo, vide che la parete opposta a quella da cui era entrato era appena sufficiente perché potesse accomodarsi davanti all’uomo che lo attendeva seduto.
La fiammella era davvero minuscola. Solo in quella totale oscurità aveva potuto fargli da guida.
Il Maestro di Giustizia fissava Lazzaro con serenità. Lazzaro ricambiò quello sguardo con un timoroso sorriso. Scrutò il volto dell’uomo puro di cui quasi tutti, nel mondo, ignoravano l’esistenza e improvvisamente ebbe un sussulto, che lo fece balzare in piedi di nuovo. La sua voce, turbata, ruppe il silenzio della stanza: “Ma… io ti conosco! Tu sei… Tu eri…”.
Non riusciva a concludere la frase. Era spaventato.

 

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