Il diario di Marco Polo

Tommaso era davvero stupito.
“E come hai potuto tu riportare nella tua lingua un testo italiano del Duecento?”
Fu Huang a rispondere, grugnendo: “Questo non sarebbe il Celeste Impero, dominatore d’Asia, se alla sua corte non fossero presenti traduttori capaci di interpretare tutte le lingue del mondo”.
Poi domandò a Lin-Piao: “Cosa contengono quei fogli?”.
“Gli appunti del viaggiatore italiano Marco Polo.”
“Tu conosci Il Milione?”
L’uomo fece cenno di sì.
“Non l’ho mai avuto tra le mani, però, e non saprei dire se il contenuto degli appunti fosse simile o differente da quel libro. Comunque, impiegai oltre due mesi a svolgere l’incarico, lavorando a lungo tutte le sere, a lume di candela…”
“Riconosci questo?”
Tommaso gli mostrò uno dei frammenti in suo possesso.
Lin-Piao avvicinò l’antica pergamena alla fiammella di una lampada. Le sue mani toccavano il reperto con delicatezza, quasi fosse sacro. Il suo era l’atteggiamento di chi amava profondamente i libri e la sapienza che contengono.
“Sì, lo riconosco.”
“Fa parte del materiale da te tradotto?”
“Senza dubbio.”
Huang, impaziente, lo scosse per le spalle.
“E cosa diceva il diario di Marco Polo su Gengis Khan e sulla setta di Lazzaro? Cosa?”
L’uomo non rispose subito.
Poi i suoi occhi assunsero un’espressione sognante.
“Cose straordinarie, che farebbero la gioia di qualsiasi studioso. Oltre a racconti di popoli e culture mai scoperte prima, segreti tali da permettere a chi li possiede di dominare il mondo.” E aggiunse, pacato: “Ma io ho dimenticato tutto, tutto…”.
Il mercante lo afferrò per il collo, e lo sbatté contro il muro.
“Cosa devo fare perché ti ritorni la memoria?”
“Nulla… ormai…”
Lin-Piao volse loro un’ultima smorfia ironica, poi strabuzzò gli occhi e rovesciò il capo.
Huang lo lasciò andare, e quello scivolò a terra.
Il mercante accostò il viso alle sue labbra.
Era morto.
“Veleno! Si è ammazzato!”
“Ha portato i suoi segreti con sé” osservò Grozio. Poi, con una nota di dolore nella voce, aggiunse: “Quanti altri dovranno morire prima che questa storia sia finita?”

 

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