Il parere di Einstein

L’8 maggio del 1953, un anziano professore appassionato di violino sedeva alla scrivania nella sua casa di Princeton, nel New Jersey, vergando una lettera a Charles H. Hapgood, un oscuro docente di una piccola università del New England. L’anziano professore era Albert Einstein e l’argomento della lettera una teoria di Hapgood che aveva letteralmente “elettrizzato” il grande fisico. Così scriveva Einstein:

Trovo veramente notevoli le sue argomentazioni e ho l’impressione che la sua ipotesi sia esatta. Non è possibile dubitare del fatto che spostamenti significativi della crosta terrestre abbiano avuto luogo più volte in un breve periodo di tempo.

Iniziava in questo modo uno degli scambi epistolari meno noti nella storia della scienza. […]
Dopo il primo scambio epistolare con Einstein, seguirono parecchie altre lettere. Il grande fisico era convinto che Hapgood fosse sulla strada giusta. I due si incontrarono nel gennaio del 1955, pochi mesi prima della morte di Einstein, il quale gli disse apertamente che le “normali nozioni di gradualità care ai geologi… erano solo una convenzione, non necessariamente giustificate dai fatti”.
Nella sua prefazione al libro di Hapgood, Earth’s Shifting Crust, Einstein scrisse:

In ogni punto della superficie terrestre che è stato accuratamente studiato, molti dati empirici indicano che si sono verificati numerosi mutamenti climatici apparentemente repentini. Ciò è spiegabile, secondo Hapgood, se la crosta esterna della terra, virtualmente rigida, subisce di tanto in tanto vaste dislocazioni…

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