Vetriolo di rame

La chiave del segreto era l’alto contenuto di vetriolo nell’aria e nell’acqua del pozzo della pelle di martora.
Il vetriolo di rame era noto fin dall’antichità per la sua capacità di conservare il legno, per questo era uno dei componenti della vernice rossa di Falun. In quella occasione aveva impedito a un cadavere di decomporsi per ben quarantadue anni.
Lo stagista aveva la bocca secca. Cosa aveva detto l’ufficiale di polizia? Che il morto era in fondo alla miniera da parecchi giorni, forse anche da più tempo, forse da molto di più. Ma da quanto? Riprese a rileggere l’articolo.
Il corpo di Mats Israelsson non si era decomposto nemmeno dopo essere stato portato in superficie. Anno dopo anno, la pelle impregnata di vetriolo di rame era rimasta morbida. L’Istituto di geologia di Stoccolma si era interessato al caso e aveva esposto al pubblico il cadavere del giovane. All’inizio in un barile, poi, considerando la sempre maggiore affluenza di pubblico, in posizione verticale in un espositore di vetro davanti alla miniera. E lì Mats Israelsson era rimasto per trent’anni a fissare i visitatori, tra cui lo stesso Carl von Linnè che si era ritrovato a passare da quelle parti. L’espositore veniva aperto una volta all’anno per tagliare i capelli che continuavano a crescere, per il resto il minatore veniva lasciato in pace. Alla fine, nel 1749, un prete di buon cuore l’aveva sepolto sotto il pavimento della chiesa della miniera.

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