Milleduecentoventi gradi

“Nils Strindberg utilizzava sempre la stenografia, quando lavorava da solo in laboratorio. Nel foglio che ha in mano sono descritti alcuni dei primi esperimenti con gli acidi. In seguito cercò di intaccare la superficie degli oggetti anche con altre sostanze, ma sempre senza risultato.” Mise da parte alcuni fogli.
“Questo lo scrisse la stessa notte, più tardi, dopo essersi messo ad esaminare le iscrizioni. Nils Strindberg utilizzò lente e microscopio, ma gli appunti sono alquanto confusi perché non riusciva a spiegarsi come fossero state praticate le incisioni. Lui non era riuscito ad intaccare la superficie del metallo in nessun modo, nemmeno con i penetratori al diamante utilizzati per le prove di durezza. Un’altra cosa che lo lasciava perplesso era il peso irrisorio dei due oggetti.”
Eberlein indicò una colonna di cifre cancellata con un tratto di penna.
“Sia la croce che la stella praticamente non muovevano la bilancia.”
Andò avanti a sfogliare.
“Alcuni giorni più tardi iniziò a domandarsi se fossero effettivamente di metallo. E’ vero che riflettevano la luce incidente e avevano una lucentezza metallica, ma non riusciva in alcun modo a far condurre ai due oggetti né elettricitàcalore. Per un po’ Strindberg provò a riscaldarli sulla retina rompifiamma di un becco Bunsen, ma nemmeno una temperatura di millecinquecento gradi sembrava fare effetto. Non c’era neanche bisogno delle pinze per toglierli dalla fiamma, dopo mezz’ora erano ancora freschi, quasi freddi. Solo il 27 giugno 1895 arrivò a una svolta.”
Eberlein sembrò aver trovato quel che cercava. […]
“Per negligenza, o se preferite per pigrizia, scaldò i due oggetti contemporaneamente, posando la stella sulla traversa della croce. Un attimo prima che la fiamma azzurrina diventasse bianca, gli oggetti si fusero insieme, del tutto inaspettatamente. La temperatura era di soli …”
“… milleduecentoventi gradi” annunciò Eva Strand.
Indicò la cifra segnata con un punto esclamativo.
“A milleduecentoventi gradi” confermò Eberlein “i due oggetti si fusero insieme sulla fiamma del becco Bunsen.  Nils Strindberg scrive che la stella sembrò incastrarsi nella croce, come se i due oggetti fossero in realtà parti di quella che un tempo era una cosa sola. Eppure nei precedenti esperimenti sia la stella che la croce erano risultate del tutto refrattarie al riscaldamento.” […]

Nel punto di intersezione lo strumento di navigazione diventa fluido come mercurio.

Don alzò gli occhi su Eberlein: “Strumento di navigazione?”

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