Meteorite di antimateria

“Di norma, i meteoriti carbonacei lasciano dietro di sé un’impronta di iridio“, spiegò McKnight. “Ma a Tunguska non è mai stata rinvenuta.”
“E non c’erano crateri”, aggiunse l’ammiraglio.
McKnight annuì. “La forza dell’esplosione fu di quaranta megatoni. In precedenza, l’ultimo meteorite ad avvicinarsi ad una tale forza precipitò in Arizona cinquantamila anni fa. Fu di soli tre megatoni, una mera frazione rispetto a quello di Tunguska, ma creò un cratere di più di millecinquecento metri e profondo ottocento. E allora perchè nessun cratere, specie se adesso conosciamo con certezza l’epicentro dell’esplosione, per via dell’abbattimento radiale degli alberi verso l’esterno a partire dal punto zero?” […]
Painter cercò di pensare ad una esplosione senza cratere, a insoliti effetti atmosferici e a radiazioni gamma residue. “Allora, qual è stata la causa di tutto?”
“Qualcosa di molto piccolo. Di circa tre chilogrammi”, rispose l’ammiraglio Rector.
“E’ impossibile!” sbottò lui.
“Se si trattasse di comune materia…”
Il mistero aleggiò nell’aria per un lungo istante.
Infine prese la parola il dottor McKnight. “Una ricerca del 1995 suggerisce che ciò che ha colpito Tunguska fosse in effetti un meteorite, ma un meteorite composto di antimateria.”
Painter strabuzzò gli occhi. “Antimateria?”

 

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