La conoscenza degli antichi

“Dimmi, Kate” le aveva chiesto una volta, quando lei frequentava il secondo anno di università “che testi di fisica teorica si studiano di questi tempi a Yale?”
Katherine, in piedi nella ricca biblioteca di famiglia, aveva snocciolato un lungo elenco.
“Niente male” aveva commentato Peter. “Einstein, Bohr e Hawking sono geni moderni. Ma leggete anche qualche autore più antico?”
Lei si era grattata la testa. “Come per esempio… Newton?”
Peter aveva sorriso. “Più antico ancora.” Aveva solo ventisette anni, ma si era già fatto un nome nel mondo accademico. A entrambi piacevano quelle scherzose discussioni intellettuali.
Più antico di Newton? A Katherine erano venuti in mente nomi lontanissimi come Tolomeo, Pitagora ed Ermete Trismegisto. Nessuno legge più quella roba.
Peter aveva scorso con un dito un lungo scaffale carico di volumi polverosi, con la copertina in pelle screpolata. “Le conoscenze scientifiche degli antichi erano sbalorditive… la fisica moderna sta solo cominciando a capirle.”
“Peter” aveva ribattuto Katherine “mi hai già spiegato che gli egizi conoscevano leve e carrucole molto prima di Newton e che gli antichi alchimisti erano capaci di operazioni paragonabili a quelle della chimica moderna. E con questo? La fisica di oggi lavora su concetti che sarebbero stati inimmaginabili per gli antichi.”
“Per esempio?”
“Bè… per esempio la teoria dell’entanglement!” La ricerca a livello subatomico aveva ormai dimostrato inequivocabilmente che la materia è tutta correlata, “aggrovigliata” in un’unica rete, e che esiste una sorta di non separabilità universale. “Vorresti dire che gli antichi conoscevano la teoria della correlazione quantistica?”
“Certo!” aveva esclamato Peter scostandosi la frangia scura dagli occhi. “L’entanglement si ritrova in molte tradizioni. Lo chiamavano Dharmakaya, Tao, Brahman… Lo scopo della ricerca spirituale era proprio acquisire la consapevolezza che siamo parte di un tutto, uniti da un profondo legame con ciò che ci circonda. L’uomo ha sempre aspirato a diventare un tutt’uno con l’universo, a raggiungere la riconciliazione.” Peter aveva inarcato le sopracciglia. “La redenzione a cui aspirano gli ebrei e i cristiani altro non è che il ritorno allo stato di unione con Dio, alla ‘non separazione’.”
Katherine aveva sospirato; si era dimenticata quanto fosse difficile discutere con un uomo che conosceva così bene la storia. “Okay, ma tu stai facendo un discorso generale. Io parlo di fisica specifica.”
“Allora sii più specifica.”
“Bene, parliamo di qualcosa di più semplice, come per esempio il concetto di polarità, l’equilibrio positivo/negativo in campo subatomico. Ovviamente gli antichi non potevano capire che…”
“Un momento!” Peter aveva preso un grosso tomo impolverato e l’aveva posato sul tavolo. “La moderna polarità altro non è che il ‘mondo duale’ descritto da Krishna nella Bhagavad Gita oltre duemila anni fa. C’è almeno una decina di libri qui, tra cui Il Kybalion, che parlano di sistemi binari e di forze contrapposte in natura.”
Katherine era scettica. “Okay, ma se parliamo di scoperte moderne a livello subatomico… il principio di indeterminazione di Heisenberg, per esempio…”
“Per quello dobbiamo cercare qui” aveva detto Peter spostandosi lungo lo scaffale per prendere un altro volume. ” Le Upanishad, le sacre scritture vediche degli indù.” Aveva appoggiato il volume sul precedente. “Heisenberg e Schrodinger hanno dichiarato che studiare questo testo li ha aiutati a formulare alcune delle loro teorie.”
Il confronto era durato parecchi minuti e la pila di libri polverosi sul tavolo era diventata sempre più alta. Alla fine Katherine aveva allargato le braccia, frustrata. “Okay, ho capito, ma ti consiglio di studiare la fisica teorica più avanzata. E’ questo il futuro della scienza! Dubito che Krishna e Vyasa avessero molto da dire sulla teoria delle superstringhe e sui modelli cosmologici multidimensionali.”
“Hai ragione, non ne fanno cenno.” Peter si era zittito e aveva sorriso. “Ma se ti riferisci alle superstringhe… allora parli di questo libro.” Era andato a prendere un grosso tomo rilegato in pelle e l’aveva posato con un tonfo sul tavolo. “Traduzione duecentesca dall’aramaico.”
“La teoria delle superstringhe nel Duecento?” Katherine non ci voleva credere. “Ma fammi il piacere!”
La teoria delle superstringhe è un modello cosmologico moderno che si basa sulle più recenti osservazioni scientifiche. Secondo questa teoria, le dimensioni dell’universo non sono tre, ma addirittura dieci, e interagiscono vibrando come le corde di un violino.
Lei aveva aspettato che il fratello aprisse il volume e scorresse l’indice per cercare un brano circa all’inizio del trattato. “Leggi qua.” Le aveva indicato una pagina sbiadita di testo scritto e figure.
Katherine aveva letto attentamente. La traduzione era antiquata e difficoltosa, ma con sua sorpresa testo e disegni descrivevano lo stesso universo prefigurato nella moderna teoria delle superstringhe. Dopo un po’ aveva esclamato sbigottita: “Mio Dio, parla anche di come sei delle dimensioni dell’universo siano correlate fra loro e agiscano come se fossero una sola! Che libro è questo?”
Peter le aveva sorriso soddisfatto. “Un libro che spero un giorno leggerai.” Tornò al frontespizio, dove un cartiglio elaborato incorniciava il titolo.
Sefer ha-Zohar, o Il libro dello splendore.
Lei non lo aveva mai letto, ma sapeva che era il testo fondamentale dell’antica mistica ebraica, un tempo considerato depositario di segreti così potenti da poter essere letto soltanto dai rabbini più eruditi. “Mi stai dicendo che gli antichi mistici sapevano che l’universo ha dieci dimensioni?”
“Proprio così.” Peter le aveva indicato la figura sulla pagina: dieci cerchi collegati fra loro, detti Sephirot. “Naturalmente la nomenclatura è esoterica, ma i concetti sono di fisica avanzata.”

 

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