La Chiesa del silenzio

” […] Vi è ormai una Chiesa del silenzio, che soffre una sorta di emarginazione ufficiale, ma che rappresenta la riserva per la vera alternativa.”
Tutti sanno chi è stato il campione di questa Chiesa che qui definiamo “del silenzio”: Francesco d’Assisi, paladino di un cristianesimo mistico che, con la sua carica “eversiva”, si è sempre opposto alla religione intesa come istituzione. Francesco si ribellò al padre, si spogliò di ogni ricchezza per consacrarsi a Dio, facendosi servo degli ultimi della terra. Un “santo rivoluzionario”, si è scritto, guardato con sospetto a Roma. Il suo Ordine si inseriva in quel vasto movimento pauperistico del XIII secolo che condannava la corruzione degli ecclesiastici tanto coinvolti negli interessi materiali, invischiati nella sanguinosa lotta per le investiture.
Francesco fu la prima, ma non l’ultima voce di questo cristianesimo mistico. […]
Non scamperà invece alla vendetta della Chiesa un altro paladino del movimento pauperistico, un eretico montanaro che predicava l’eguaglianza, la povertà, l’affrancamento della donna, la rivolta contro le angherie dei signori feudali e della gerarchia ecclesiastica. Ancora oggi il suo nome rivive tra i movimenti antagonisti piemontesi. Da Ivrea alla Valsesia sui muri compare talvolta la scritta: “Dolcino vive”.
Nel 1291, fra Dolcino entrò a far parte degli apostolici (uno dei tanti movimenti pauperistici fioriti in quel periodo), guidati da Gherardo Segarelli. Accusato di eresia, il movimento fu represso dalla Chiesa e Segarelli arso sul rogo il 18 luglio 1300. Fra Dolcino ne assunse allora la guida.
Nel 1304 […] un esercito imponente, guidato dai vescovi di Novara e di Vercelli, venne armato contro di loro. I dolciniani resistettero fino a quando, provati dall’assedio e dalla mancanza di viveri, furono sconfitti e catturati nella settimana santa del 1307. […] Fra Dolcino, dopo un sommario processo, fu condannato a morte. Condotto su un carro attraverso Vercelli, venne torturato, gli furono strappati il naso e il pene con tenaglie arroventate. Sopportò i tormenti senza gridare né lamentarsi. Fu issato sul rogo e arso vivo sul Sesia. Il suo nome divenne leggenda. […]
Il francescanesimo e il movimento pauperistico furono dunque repressi dal Vaticano; la loro carica rivoluzionaria venne spenta con la forza. Eppure, la corrente antagonista e minoritaria del cattolicesimo non morì. Il dissenso cattolico fluì per secoli sotterraneo, parallelo al potere di Roma. I “cattolici delle catacombe” non scomparvero mai del tutto, anche se per secoli divennero quasi invisibili, in attesa di tempi meno ostili. Bisogna aspettare il Novecento per vedere riemergere con forza questa Chiesa degli ultimi, un merito che va in gran parte attribuito al concilio Vaticano II.

 

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