Cryptex

Era un cilindro, grosso approssimativamente come una custodia per palle da tennis, fatto di marmo bianco, lucido, e di ottone. Non era un tutto unico, ma sembrava composto di vari pezzi. Cinque dischi di marmo, alti un paio di centimetri, erano montati entro una precisa gabbia di ottone. Pareva un caleidoscopio con parecchie sezioni rotanti. Le estremità erano costituite da due cilindri di marmo che impedivano di vedere all’interno. Dato che aveva sentito muoversi un liquido, Langdon si corresse: i “dischi” erano probabilmente anelli e l’interno era cavo.
Per strano che fosse l’aspetto del cilindro, furono però le incisioni sulla circonferenza degli anelli ad attirare l’attenzione dello studioso. Su ciascuno dei cinque anelli era inciso lo stesso improbabile gruppo di lettere: l’intero alfabeto. A Langdon ritornò in mente un giocattolo della sua infanzia: alcuni dischi con l’alfabeto stampigliato sulla circonferenza, che ruotavano attorno allo stesso asse; spostando i dischi si potevano comporre parole diverse.
“Straordinario, vero?” gli sussurrò Sophie.
Langdon sollevò la testa. “Non saprei dire. Che cos’è?”
La donna sorrise. “Mio nonno li fabbricava per hobby. Sono stati inventati da Leonardo Da Vinci.”
Nonostante la scarsa luce, Sophie vide l’espressione sorpresa di Langdon.
“Leonardo?” mormorò l’uomo, guardando di nuovo il cilindro.
“Si. Si chiama ‘Cryptex’. Secondo mio nonno, il progetto è contenuto in uno dei diari segreti di Leonardo.”
“A cosa serve?”
Dopo ciò che era successo nelle ore precedenti, Sophie sapeva che la risposta poteva avere molte implicazioni interessanti. “E’ una cassaforte” rispose. “Per nascondere informazioni segrete.”
Langdon rimase a bocca aperta.
Sophie spiegò che uno degli hobby preferiti del nonno consisteva nel ricreare modelli delle invenzioni di Leonardo. Jacques Saunière era un abile artigiano che trascorreva ore nel suo laboratorio per lavorare il legno e il metallo, e amava imitare i maestri dell’arte: Fabergé, i migliori artigiani del cloisonné e il meno artistico, ma assai più pratico, Leonardo Da Vinci. […]
“Me ne ha regalato uno quando ero piccola” disse Sophie. “Ma non ne ho mai visto uno così grosso e decorato.”
Langdon non staccava gli occhi dall’oggetto. “Non ho mai sentito parlare di ‘cryptex’.”
Sophie non era affatto sorpresa. Oltre a non essere mai state costruite, gran parte delle invenzioni di Leonardo non erano neppure state studiate e non avevano un nome. Probabilmente il termine ‘cryptex’ era stato inventato da suo nonno, ed era adatto ad indicare quello strumento che si serviva della crittografia per proteggere le informazioni scritte sul foglio o codex contenuto al suo interno. […]
Mentre il furgone percorreva l’autostrada, Sophie spiegò a Langdon che il cryptex era la risposta di Leonardo al problema di assicurare la segretezza dei messaggi inviati a persone lontane. In quell’epoca, chi intendeva mandare in privato un’informazione a una persona di un’altra città aveva soltanto la possibilità di scriverla e poi affidare la lettera a un messaggero fidato. Purtroppo, se il messaggero sospettava che la lettera contenesse informazioni importanti, poteva guadagnare molto di più vendendo la lettera a qualche avversario che consegnandola come pattuito.
Molte grandi menti della storia avevano inventato soluzioni crittografiche per il problema della protezione dei dati. […] Leonardo, invece, aveva lasciato da parte la matematica e la crittografia per cercare una soluzione meccanica., il cryptex. Un contenitore trasportabile che serviva a proteggere lettere, disegni, carte geografiche e così via. Una volta chiusa l’informazione nel cryptex, solo chi conosceva la parola segreta poteva recuperarla.
“Ci occorre una parola segreta” disse Sophie, indicando gli anelli con le lettere dell’alfabeto. “Un cryptex funziona come un lucchetto a combinazione. Se allinei i dischi nel modo giusto, il lucchetto si apre. Questo cryptex ha cinque anelli alfabetici. Quando sono nella posizione giusta, le scanalture all’interno si allineano e l’intero cilindro si apre.
“E all’interno?”
“Quando il cilindro si apre, hai accesso a un compartimento cavo centrale, che può contenere un rotolo di carta su cui è scritta l’informazione che vuoi mantenere segreta.”
Langdon la guardò con incredulità. […]
Langdon continuò a guardare il cilindro, con espressione scettica. “Ma perchè non limitarsi ad aprirlo? O a romperlo? Il metallo non sembra molto robusto, e il marmo è una roccia tenera.
Sophie sorrise. “Leonardo era troppo intelligente. Ha disegnato il cryptex in modo che, se si cerca di forzarlo, l’informazione si autodistrugge. Guarda.” Sollevò con attenzione il cilindro. “Le informazioni da inserire devono prima essere scritte su un foglio di papiro.” […]
“D’accordo.”
“Prima di essere inserito nel vano del cryptex, il papiro veniva arrotolato attorno ad una delicata fiala di vetro.” Girò il cryptex e si sentì gorgogliare il liquido all’interno. “Una fiala piena di un liquido.”
“Che liquido?”
Sophie sorrise. “Aceto.”
Langdon rifletté un istante, poi annuì. “Astuto.”
“Aceto e papiro” pensò Sophie. Se qualcuno avesse tentato di forzare il cryptex, la fiala si sarebbe spezzata e l’aceto avrebbe dissolto rapidamente il papiro. Il messaggio segreto, una volta estratto, sarebbe risultato un mucchietto di fibre di papiro macerate, impossibile a leggersi.

 

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