Pietro rimase in silenzio

Il sole nascente del sabato di Pasqua sfiorava le tegole dell’impluvium. Seduto sul bordo della vasca centrale, spossato da quelle due giornate che avevano visto l’annientamento di tante speranze, il giudeo sospirò. Doveva salire. Gli Undici si erano rintanati nella sala alta, come un gregge impaurito. Gesù consegnato a Pilato, crocifisso il giorno prima a mezzogiorno… Più che un fallimento, un abominevole fiasco.
Si decise. Salì lentamente i gradini della scala che conduceva al primo piano e spinse la porta che Giuda aveva varcato sotto i suoi occhi, la sera del giovedì. Nella vasta sala ardeva un semplice lumicino. Intravide delle ombre scure sedute sul pavimento. Tutti tacevano. Ecco tutto ciò che restava dell’Israele dei tempi nuovi: quel gruppo di galilei terrorizzati, che si nascondevano.
Un’ombra si staccò dal muro e si diresse verso di lui.
“Allora?”
Pietro lo guardava con arroganza.
“Non accetterà mai il fallimento, mai accetterà di essermi debitore per essersi rifugiato presso la mia dimora, come non ha mai accettato le mie relazioni privilegiate con Gesù” pensò il giudeo, poi parlò: “Dunque, ieri sera Pilato ha concesso l’autorizzazione affinchè il corpo di Gesù fosse deposto dalla croce. Giacchè era troppo tardi per dargli le cure rituali, hanno provvisoriamente adagiato il corpo in una tomba vicina, che si dà il caso appartenga a Giuseppe di Arimatea, un simpatizzante.”
“Chi lo ha trasportato?”
Nicodemo lo sosteneva per la testa, Giuseppe per i piedi. E alcune donne hanno fatto la parte delle prefiche. Le solite che conosciamo bene. Maria di Magdala e le sue amiche.”
Pietro si morse il labbro inferiore e con un pugno si colpì il palmo della mano sinistra.
“Che vergogna, che … che avvilimento! L’ultimo omaggio a un morto è sempre reso dai membri della sua famiglia! Nè Maria, nè suo fratello Giacomo erano presenti… solo dei simpatizzanti! Il Maestro è davvero morto come un cane.”
Il giudeo lo guardò con ironia.
“E’ forse colpa di Maria sua madre, di Giacomo e dei suoi tre fratelli, delle sue sorelle, se i preparativi della vostra insurrezione si sono svolti in gran segreto? E’ colpa loro se tutto si è capovolto, in poche ore, in modo tragico e inatteso? E’ colpa loro se Caifa ha mentito, se ieri mattina Gesù è stato condotto da Pilato? Se è stato crocifisso seduta stante, senza processo? Di chi è la colpa?”
Pietro chinò il capo. Era stato lui a far comunella con i suoi vecchi amici zeloti, lui ad aver convinto Giuda a fare la sua parte, lui era il vero responsabile. Lo sapeva, ma non poteva riconoscerlo. Non davanti a quell’uomo, quell’usurpatore, che proseguiva con ferocia: “Dov’eri tu, quando hanno fatto distendere Gesù sulla trave, quando gli venivano inchiodati i polsi? Ieri a mezzogiorno, io ero là, nascosto tra la folla. Ho udito l’orribile rumore dei colpi di martello, ho visto il sangue sgorgargli  dal costato quando il legionario lo ha trafitto con un colpo di lancia. Io sono il solo qui a poter testimoniare che Gesù il nazoreno è morto come un uomo, senza un lamento, senza un rimprovero per noi che l’abbiamo spinto in quel trabocchetto. Dove eravate tutti quanti voi?”
Pietro rimase in silenzio.

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *