Le stranezze del Campidoglio

Alzò gli occhi verso il soffitto a vetri e guardò la cupola soprastante. Il Campidoglio era un edificio straordinario. In cima, a quasi cento metri di altezza, la Statua della Libertà guardava nel buio come una sentinella. Langdon sorrideva ogni volta che pensava che a sollevare sul suo piedistallo quella statua di bronzo alta quasi sei metri erano stati degli schiavi, benché la maggior parte dei libri di storia adottati nelle scuole sorvolava sull’argomento.

Ma non era l’unica stranezza di quell’edificio. C’erano per esempio la “vasca da bagno assassina”, che aveva causato la morte del vicepresidente Henry Wilson, una macchia di sangue indelebile su una scala, su cui pareva inciampassero molti visitatori, e una nicchia murata in cui alcuni operai, nel 1930, avevano scoperto il cavallo imbalsamato del generale John Alexander Logan.
La leggenda voleva inoltre che vi si aggirassero ben tredici fantasmi. Lo spettro dell’urbanista Pierre L’Enfant era stato visto in diverse occasioni vagare nelle sale reclamando il saldo delle sue parcelle, ormai in ritardo di due secoli, e pareva che il fantasma dell’operaio precipitato dalla cupola in costruzione camminasse per i corridoi con una cassetta degli attrezzi in mano. L’apparizione più famosa, tuttavia, riferita da più voci, era quella di un gatto nero che si diceva gironzolasse nei sotterranei del palazzo.

 

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