Episodi che di fatto non si verificarono

Dato che nessun autore dei vangeli è stato testimone dei fatti, è possibile che questi siano stati volutamente falsificati ?

I redattori non volevano falsificare i fatti, li riferivano in base alle proprie convinzioni; questo li porta ad introdurre elementi storicamente non avvenuti. Gesù ha vissuto e interpretato la sua morte alla luce di una fede e di una mentalità religiose. Egli si sentiva inviato da Dio, vedeva il suo destino tragico come un atto della volontà divina, un evento rilevante nella storia del popolo ebraico e di tutta l’umanità. E’ normale che i vangeli, scritti da persone che hanno creduto in lui pur non avendolo conosciuto, rappresentino la sua passione e la sua morte alla luce di analoghe convinzioni religiose. Gli autori hanno certamente trasformato o creato una serie di episodi che, di fatto, non si verificarono. Oltre alla fede ha avuto un ruolo fondamentale anche l’astio verso i responsabili di quella morte, che ha spinto a creare elementi non credibili dal punto di vista storico.

C’è qualche esempio indicativo di questo atteggiamento ostile verso gli ebrei da parte dei redattori dei vangeli ?

Fra i fatti storicamente inventati c’è sicuramente la scena in cui la folla vuole Barabba libero e chiede di far ricadere su di sé il sangue innocente (Mt 27, 24-26): “Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell’acqua, si lavò le mani davanti alla folla: ‘Non sono responsabile’, disse, ‘di questo sangue; vedetevela voi!’. E tutto il popolo rispose: ‘Il suo sangue ricada su di noi e sopra i nostri figli’. Allora rilasciò Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso.” Matteo scrive “tutto il popolo”, parole che avranno nella storia cristiana orribile conseguenze: tutto il popolo d’Israele verrà considerato colpevole della morte di Gesù, cosa radicalmente falsa. La scena non corrisponde a verità; se anche si fosse verificata, lo spazio antistante il palazzo di Pilato era comunque esiguo e non poteva starci “tutto” il popolo, al più un piccolo assembramento. Solo poche persone e non tutti gli abitanti di Gerusalemme, tanto meno “tutto” il popolo, erano responsabili delle frasi che vennero eventualmente pronunciate. In particolare la frase “il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli” è dettata solo dall’odio dell’evangelista. Anche la celebre scena descritta da Matteo in cui Pilato “presa dell’acqua, si lavò le mani davanti alla folla” […] non è un racconto storico, ma un ulteriore tentativo di comprendere il comportamento di Pilato alla luce di una particolare usanza biblica. Quando si trovava un uomo ucciso fuori città, senza sapere a quale villaggio appartenessero gli omicidi, le autorità si riunivano e compivano il rito di lavarsi le mani, come spiega anche la Mishnah, testo base del giudaismo rabbinico.

Che pensare di quella specie di “amnistia” rappresentata dalla liberazione di un prigioniero a furor di popolo ?

E’ difficile stabilire la veridicità dell’episodio di Barabba perché, come sola fonte, abbiamo i vangeli. Normalmente si sostiene che nelle fonti antiche non si fa cenno a un rilascio di prigionieri in occasione della Pasqua. In un suo saggio del 1985, lo studioso Richard L. Merritt assicura, invece, che nel mondo antico era abbastanza diffuso l’uso di liberare qualche prigioniero in occasione delle feste. A me sembra che l’episodio di Barabba sia funzionale alla tendenza degli evangelisti ad accentuare le responsabilità di alcune autorità politico-religiose ebraiche e dello stesso “popolo” rispetto a quelle dei romani. Da questo punto di vista ritengo la ricostruzione leggendaria.

 

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