Vangeli e autori

Poc’anzi lei, parlando del Vangelo di Luca, ha detto: “L’autore chiamato Luca, ma di cui in realtà ignoriamo il nome.”. Ora, la nozione corrente sui quattro vangeli è che i testi attribuiti a Marco, Matteo, Luca e Giovanni siano effettivamente stati scritti da quelle persone. In particolare molti ritengono che il vangelo detto “di Giovanni” sia stato scritto dal discepolo amato da Gesù, dunque da un testimone diretto dei fatti che racconta.

Matteo, Marco, Luca sono nomi attribuiti agli autori dei vangeli da una tradizione dei secoli successivi. Ciò vale anche per il Vangelo di Giovanni. Se ne leggiamo l’ultimo capitolo, troviamo queste parole (Gv 21,20): “Pietro allora, voltatosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, quello stesso che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: ‘Signore, chi è che ti tradisce?’ “. Giovanni non rivela il nome del discepolo che Gesù amava. Se ne parla molte volte, ma non si dice chi sia. E’ un discepolo senza nome. Anche in questo caso è stata la tradizione successiva a pensare che si trattasse di Giovanni, fratello di Giacomo e figlio di Zebedeo. Sempre nel capitolo finale, tale vangelo prosegue: ‘Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera’. La frase come si vede è contraddittoria. Da un lato afferma che questa parte del vangelo è stata scritta dal discepolo che Gesù amava; dall’altro è chiaro che chi ha scritto quelle parole non è certamente il discepolo che Gesù amava. Infatti dice ‘noi sappiamo che la sua testimonianza è vera’. In sostanza, l’autore del vangelo, con questa frase, intendeva dire che ciò che aveva scritto si fondava più o meno direttamente sulla testimonianza del discepolo che Gesù aveva amato. Quanto direttamente? Attraverso quanti gradi di mediazione? E’ tutto da vedere. In ogni caso, l’ultimo redattore del Vangelo di Giovanni si basa su tradizioni a lui pervenute, non su una diretta conoscenza dei fatti.

 

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