Tiwanacu

Da quello che si vedeva, questo enorme tempio era costruito con blocchi di più di cinque metri d’altezza e di cento tonnellate di peso che, come diceva la pagina ufficiale del Museo di Tiwanacu, erano stati trasportati da distanze di oltre trecento chilometri.
“Caspita! Come ci sono riusciti? Non conoscevano nemmeno la ruota!”
“Lascia perdere, Proxy”, le imposi. “Non abbiamo tempo per svelare tanti misteri”.
“A me tutto questo fa venire in mente le piramidi d’Egitto”, commentò Jabba. “Le stesse pietre ciclopiche, lo stesso mistero sul modo di trasportarle, lo stesso tipo di costruzione, la non conoscenza della ruota…”
“E il sangue sacro”, aggiunsi, scherzando. “Non dimenticare il sangue sacro. I faraoni egizi si sposavano con le proprie sorelle per preservare la purezza del sangue e anche loro si credevano figli del Sole. Come si chiamava? Amon? … Ra? …”
“Proprio così. Ridi! Ma ride bene chi ride ultimo!”
“Sentite questa…” mormorò Proxy, con gli occhi fissi sul monitor.
“Ancora una cosa strana?” chiesi.
“Ho trovato una informazione su un tale Arthur Posnansky, un ingegnere navale, cartografo e archeologo che ha scritto più di cento opere su Tiwanacu nella prima metà del XX secolo. Questo archeologo ne ha studiato le rovine per tutta la vita ed è arrivato alla conclusione che fu costruita da una civiltà con tecnologia e conoscenze molto avanzate rispetto a noi. Dopo aver misurato, rappresentato in mappe e analizzato il sito, applicando complicati calcoli e utilizzando il cambiamento della posizione della Terra rispetto al Sole, ha concluso che Tiwanacu era stata costruita quattordicimila anni addietro, e questo coinciderebbe con la storia degli yatiris.”
“Suppongo che l’archeologia accademica rifiuti totalmente questa teoria”, commentai.
“Ovviamente! L’archeologia accademica non può accettare che sia esistita una civiltà superiore diecimila anni fa, quando si suppone che l’uomo si vestisse con pelli di animali e vivesse in caverne per proteggersi dal freddo dell’ultima era glaciale. C’è, però, un vasto settore di archeologi che non solo l’accetta come buona, ma che la sostiene contro ogni contestazione.”

 

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