Savant

“Quali capacità?” volle sapere Painter.
Elizabeth bevve un sorso di caffè bollente e scosse il capo lievemente. “Mio padre cominciò a documentarsi su resoconti non verificati di persone dotate di particolari capacità mentali. Eliminò gli svitati e i ciarlatani, e cerco casi con un certo grado di prove dimostrabili, quei rari casi comprovati da veri scienziati. Come Albert Einstein.”
Gray non celò la propria sorpresa. “Einstein?”
“All’inizio del secolo, una donna indiana di nome Shakuntala fu portata in giro per le università del mondo per dimostrare le sue strane capacità. Non possedeva che l’equivalente di un diploma di scuola superiore, ma aveva un’inspiegabile attitudine per la matematica. Faceva complicati calcoli a mente.”
“Una specie di abilità savant?” domandò Painter.
“Qualcosa di più, in verità. Col gesso in mano, la donna cominciava a scrivere la risposta al quesito prima ancora che le fosse proposto. Anche Einstein testimoniò le sue capacità. Le propose un quesito che lui impiegò tre mesi a risolvere, con una serie complicata di passaggi. Nuovamente, non aveva nemmeno finito di porre la domanda che lei scrisse col gesso la risposta, una soluzione che occupava l’intera larghezza della lavagna. Einstein le chiese come fosse stata in grado di farlo, ma lei non seppe rispondere, sostenendo che i numeri avevano cominciato semplicemente ad apparirle dinanzi agli occhi e che lei si era limitata a scriverli.”
Elizabeth alzò gli occhi e fissò i due, aspettandosi chiaramente la loro reazione incredula.

 

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