Re Magi

Si diceva che la Santa Sede conservasse troppi segreti, ma non abbastanza. Vittorio rifletté al riguardo, nell’attraversare l’ampia sezione dell’archivio: custodiva troppi segreti, anche a sua insaputa.
Jacob aveva con sé un computer portatile su cui registrava i dati raccolti. “Così i Magi non erano soltanto tre?” chiese il giovane, dirigendosi verso l’uscita.
Erano scesi nel sotterraneo per scansionare una fotografia di un vaso del museo Kircher su cui erano dipinti non tre re, bensì otto. Anche quel numero, tuttavia, era incerto. Un dipinto nel cimitero di San Pietro ne raffigurava due e un altro nella cripta di Santa Domitilla quattro.
“I Vangeli non hanno mai specificato quanti fossero i Magi”, spiegò Vittorio, avvertendo i sintomi della spossatezza di quella lunga giornata. Credeva fermamente nel metodo socratico, per cui esternava spesso i propri ragionamenti. “Soltanto Matteo vi fa un vago riferimento, ma la consuetudine che li identifica come tre deriva dal numero dei doni offerti a Gesù: oro, incenso e mirra. In realtà non è nemmeno certo che fossero re: il termine ‘Magi’ deriva dal greco ‘Magoi’, che significa ‘mago’.”
“Dunque si trattava di persone dotate di poteri magici?”
“Non come l’intendiamo noi. Il termine ‘magoi’ non implica il riferimento alla stregoneria, bensì alla pratica di una saggezza segreta. Ecco perché spesso ci si riferisce a loro come agli ‘uomini sapienti'”

 

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