Osservatori

“Quali prove?”
La donna si tolse di nuovo di tasca il libro di Eginardo.
“Queste.”

Marzo 800. Carlo Magno cavalca a nord di Aquisgrana. Mai prima s’era avventurato fino al mare gallico in codesto periodo dell’anno, quando i gelidi venti del Nord sferzano la riva e la pesca è scarsa, ma insiste per compiere il viaggio. L’accompagniamo tre soldati e io, e il tragitto occupa la maggior parte d’una giornata. Una volta giunti, il campo viene piantato nel solito luogo oltre le dune, che offre poca protezione da una forte burrasca. Tre giorni dopo essere arrivati si scorgono delle vele e pensiamo siano navi dei vichinghi o parte della flotta saracena che minaccia l’impero a nord e a sud. Ma infine il re lancia grida di gioia e attende sulla spiaggia che le navi sollevino i remi e le piccole barche vengano condotte a riva trasportando gli Osservatori. Ne è a capo Uriel, che governa Tartarus, e con lui sono Arakiba, che governa gli spiriti degli uomini, e Raguel, che coglie vendetta sul mondo dei corpi celesti luminosi, e Danel, che è posto al di sopra della maggior parte del genere umano e del caos, e Saraquel, che domina gli spiriti. Indossano pesanti mantelli e calzoni e stivali di pelliccia, e hanno i capelli biondi ben tagliati e pettinati. Carlo Magno stringe ciascuno in un forte abbraccio e pone molte domande cui risponde Uriel. Al re è consentito di salire a bordo delle navi, tutte realizzate con grossi tronchi e calafatate con catrame, ed egli si stupisce della loro robustezza. Ci dicono che vengono costruite lontano dalla loro terra, dove gli alberi crescono in abbondanza. Loro amano il mare e lo comprendono assai meglio di noi. Danel mostra al re mappe di luoghi la cui esistenza non ci è nota e ci dicono come le loro navi trovino la via. Danel ci mostra un pezzo di ferro appuntito posto su un frammento di legno che galleggia in una conchiglia d’acqua, che indica la via sul mare. Il re vuole sapere come questo è possibile e Danel spiega che il metallo è attirato in una direzione particolare e fa cenno al Nord. Non importa come la conchiglia viene girata, la punta di ferro trova sempre quella direzione. 

Restano in visita per tre giorni e Uriel e il re parlano a lungo. Io stringo amicizia con Arakiba, che opera come consigliere per Uriel, come io faccio con il re. Arakiba mi narra della sua terra, dove fuoco e ghiaccio vivono insieme e io gli dico che amerei molto vedere quel luogo.

Osservatori è il nome che Eginardo ha dato al popolo della Civiltà Numero Uno. Un altro termine che usa per indicarli è Santi perchè sia lui che Carlo Magno pensava venissero dal cielo”, aggiunse Christl.
“E chi può affermare che fossero qualcosa di più di un’altra cultura di cui già conosciamo l’esistenza?”
“Tu conosci una società che usasse un alfabeto o una lingua come quelli che hai visto nel libro di Dorothea?”
“Questa non è una prova conclusiva.”
“Sai di una società che navigasse nell’oceano nel IX secolo? Lo facevano solo i vichinghi, e quelli non lo erano.”

 

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