Multiverso

“Si tratterà di altri fotoni“, rispose Stern.
“Già”, disse Gordon, “ma dove sono? I nostri dispositivi di registrazione non ne danno conto. Dove sono, dunque, questi fotoni che interferiscono?”.
Stern sospirò. “Okay”, disse alzando le mani.
“Che vuol dire ‘Okay’? Okay cosa?”, replicò Marek.
Gordon fece un cenno a Stern. “Glielo dica lei”.
“Il signor Gordon intende dire che l’interferenza con il singolo fotone è la dimostrazione che la realtà è ben più complessa di quella visibile nel nostro universo. L’interferenza ha luogo, ma nel nostro universo non riusciamo ad identificarne la causa. I fotoni che interferiscono, dunque, devono trovarsi in altri universi, col che l’esistenza di altri universi sarebbe dimostrata”.
“Esatto”, disse Gordon. “E a volte questi universi interagiscono con il nostro”.
“Mi scusi”, disse Marek. “Potrebbe ripetere? Com’è questa storia di altri universi che interferiscono con il nostro?”
“E’ la natura del multiverso“, rispose Gordon. […]
Dopo un pò, David Stern disse: “Dobbiamo dedurre che non tutti gli universi sono simili al nostro?”.
“Esatto”.
“Ma sono simultanei al nostro?”
“Non tutti”.
“Alcuni universi, dunque, si trovano in un’epoca precedente alla nostra.”
“Sì. Anzi, dato che il numero degli universi è infinito, ne esistono di ogni epoca.”
Stern rifletté sulla questione. “Insomma, vuol forse dirci che la ITC dispone della tecnologia per trasferirsi in questi altri universi?”
“Sì”, disse Gordon. “Proprio così”.
“E come?”
“Creiamo ‘cunicoli di tarlo’ nella schiuma quantistica”.
“Intende la schiuma di Wheeler? Cioè le fluttuazioni subatomiche dello spazio tempo?”
“Si”.
“Ma è impossibile”.
Gordon sorrise. “Lo vedrete voi stessi molto presto”.

 

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